150 pazienti “ostaggio” della burocrazia: l’urlo del Dott. Milella per salvare la chirurgia a San Giovanni in Fiore

ospedale san giovanni in fiore
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SAN GIOVANNI IN FIORE- Mentre la Regione Calabria prosegue nel suo piano di reclutamento di personale medico dall’estero per far fronte all’emergenza ospedaliera, da San Giovanni in Fiore si solleva una voce che mette a nudo i cortocircuiti del sistema locale. Il dottor Amedeo Milella, specialista in otorinolaringoiatria con specifiche competenze chirurgiche, ha deciso di rompere il silenzio rivolgendosi direttamente al Presidente e Commissario Roberto Occhiuto per segnalare una situazione tanto assurda quanto drammatica. Vincitore di un bando pubblico proprio per la sua esperienza in sala operatoria, il medico si ritrova dopo sei mesi di attività in un limbo burocratico che gli impedisce di esercitare appieno la sua professione.

Liste d’attesa e interventi urgenti: il grido del medico

I numeri raccontati dal chirurgo parlano chiaro e descrivono un impegno ambulatoriale incessante, con circa 950 referti specialistici prodotti in poco tempo. Tuttavia, il dato che più allarma riguarda la lista d’attesa che continua a gonfiarsi senza sosta. Sono oltre 150 i pazienti fermi al palo per interventi complessi nel distretto testa e collo, molti dei quali classificati come urgenti per sospette patologie gravi o colesteatomi avanzati. Si tratta di persone che rischiano danni permanenti alla salute e che, per motivi economici o personali, non hanno la possibilità di affrontare i cosiddetti “viaggi della speranza” verso le strutture sanitarie del Nord Italia.

L’interrogativo a Occhiuto: «Perché aspettare l’estero?»

Il dottor Milella pone interrogativi pesanti che mettono in discussione l’attuale gestione degli investimenti. Lo specialista sottolinea come, nonostante le richieste avanzate ormai da sei mesi, la strumentazione necessaria per operare non sia mai arrivata. È il paradosso di un presidio, quello di San Giovanni in Fiore, che dispone di sale operatorie già pronte all’uso ma che restano incredibilmente inutilizzate. La critica del medico punta dritto alla strategia regionale: invece di rincorrere soluzioni esterne e cercare professionisti oltre confine, la Calabria dovrebbe preoccuparsi di valorizzare e mettere in condizione di lavorare le eccellenze che ha già contrattualizzato e che sono presenti sul territorio.

La lettera si chiude con una richiesta di riscontro preciso e immediato. Il caso Milella diventa così l’emblema di una sanità che, pur avendo a disposizione competenze chirurgiche e strutture fisiche, resta paralizzata dalla mancanza di attrezzature di base e da una visione organizzativa che sembra ignorare le risorse interne. La palla passa ora alla struttura commissariale, chiamata a spiegare ai 150 cittadini in attesa perché un chirurgo già operativo non possa entrare in sala operatoria per curarli.

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