Abbattimenti a Cozzo del Pesco, scatta la protesta: «Un taglio speculativo sui trecento abeti»

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CORIGLIANO ROSSANO- Trecento abeti sani, a fusto alto e con circa cinquant’anni di vita, abbattuti in un’oasi protetta con la motivazione ufficiale di “fare spazio” e tutelare i castagni secolari. È la denuncia circostanziata che solleva una pesante bufera sulla gestione del demanio forestale di Rossano da parte del Comune di Corigliano-Rossano. Una decisione definita senza mezzi termini «un taglio speculativo volto all’ottenimento di denaro a spese degli alberi» da Fabio Menin, già presidente del WWF Calabria, che ha formalizzato un duro atto di diffida nei confronti dell’ente locale. Contro quello che viene descritto come un vero e proprio scempio ambientale, è già stata avviata una mobilitazione popolare con una raccolta firme per fermare immediatamente i lavori.

La teoria del “diradamento” e l’allarme erosione

Secondo quanto denunciato da Menin, l’amministrazione comunale starebbe applicando vecchie teorie forestali superate da almeno quarant’anni, ignorando le moderne conoscenze botaniche che riconoscono alla natura la piena capacità di autoregolamentazione. Gli abeti di specie Douglas, radicati da mezzo secolo nel sito, non rappresentavano affatto un pericolo; al contrario, costituivano una vitale barriera antivento su un versante esposto a ponente e maestrale, fungendo contemporaneamente da riserva naturale di umidità per il sottobosco.

«Le conseguenze di questo intervento generalizzato – spiega l’esponente ambientalista – saranno certamente peggiorative rispetto all’erosione provocata dal vento e dalla neve, e causeranno una drastica riduzione del tasso di umidità, proprio a danno di quegli stessi castagni monumentali che si dichiarerebbe di voler proteggere». Se l’unico elemento utile dell’appalto appare la rimozione dei pini già caduti sotto il peso della neve, il taglio radicale delle piante sane resterebbe privo di una reale giustificazione tecnica.

Il giallo delle relazioni tecniche e il silenzio degli esperti

A rendere ancora più opaca la vicenda è la documentazione a supporto dell’ordinanza di taglio. Dai controlli effettuati, non risulterebbe alcuna perizia a firma di botanici o fitopatologi accreditati. L’unico atto istruttorio sembrerebbe essere la relazione siglata da un ingegnere, figura professionale priva di specifiche competenze botaniche o forestali.

Menin esprime inoltre profondo sconcerto per il silenzio o il parere favorevole espresso da alcune frange dell’ambientalismo locale: «Un argomento tecnicamente inconsistente. Esiste una legge nazionale sulle aree protette che nel caso specifico non è stata rispettata. Soltanto valutazioni approfondite condotte da esperti universitari del settore avrebbero potuto autorizzare piccoli interventi di sistemazione guidata. In questo caso, non c’è uno straccio di parere scientifico».

I dati della Commissione Regionale smentiscono la sofferenza dei castagni

L’area oggetto del taglio è un Sito di Interesse Comunitario (SIC), catalogato come Zona Speciale di Conservazione (ZSC) denominato “Foreste Rossanesi” (Codice IT9310067, Habitat n. 9260). I dati ufficiali smentiscono categoricamente la tesi del Comune a detta di Menin. Un recente sopralluogo effettuato dalla Commissione Calabrese per la tutela dei siti comunitari tre anni fa, i cui esiti sono inseriti a pagina 84 del Piano di Gestione redatto dall’Ente Parco Nazionale della Sila per conto della Regione Calabria e del Ministero dell’Ambiente, ha certificato che l’oasi naturalistica di Cozzo del Pesco – che ospita 102 castagni monumentali con un’età media di 700 anni – «si presenta in buone condizioni vegetative, con una rinnovazione abbondante e distribuita omogeneamente».

Nessuna patologia mortale o stato di deperimento causato dagli abeti era stato rilevato. La delibera comunale appare dunque in palese contrasto con le direttive della stessa ZPS (Zona di Protezione Speciale).

La mobilitazione: al via la raccolta firme

L’appello finale è rivolto direttamente al sindaco e agli uffici comunali affinché sospendano immediatamente ogni operazione di abbattimento per evitare danni idrogeologici irreparabili al suolo durante i prossimi mesi invernali. Nel frattempo, la reazione della cittadinanza non si è fatta attendere: la raccolta firme avviata in queste ore punta a bloccare i tagli e ad accendere un faro legale e amministrativo su una gestione del patrimonio boschivo pubblico considerata inaccettabile. Il testo di Fabio Menin è stato formalmente depositato come diffida legale per la tutela del castagneto monumentale.

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