CORIGLIANO-ROSSANO – Nelle ultime settimane l’attenzione sulla sicurezza alimentare è salita ai livelli di guardia in tutta la provincia di Cosenza a causa di alcuni casi di Epatite A. Tuttavia, i vertici sanitari invitano alla calma: la situazione è monitorata e non si registrano picchi emergenziali. A fare chiarezza è il Direttore Sanitario dell’ASP di Cosenza, Martino Rizzo, che analizza i dati e traccia la rotta per la prevenzione.
I numeri del contagio: Corigliano-Rossano ai margini
I dati forniti dalla direzione sanitaria delineano un quadro circoscritto. In tutta la Regione Calabria si sono registrati 22 casi, di cui 9 nella sola provincia di Cosenza. Per quanto riguarda il territorio di Corigliano-Rossano, i pazienti che hanno manifestato sintomi sono stati soltanto 2.
Un dato estremamente incoraggiante arriva dagli ultimi monitoraggi: «Negli ultimi tre giorni non abbiamo ricevuto alcuna nuova segnalazione», spiega il dottor Rizzo. «Restiamo in allerta, ma siamo positivi nel pensare che non ci saranno altri casi. Il sistema dei controlli e dei campionamenti prosegue con la massima attenzione».
L’origine del focolaio: il “nodo” dei sequestri di febbraio
Il sospetto dei sanitari ricade su alcune partite di mitili. Recentemente, infatti, sono state effettuate operazioni di sequestro di cozze presso diversi esercizi commerciali, alcuni dei quali situati proprio nell’area di Corigliano.
L’insorgenza dei sintomi in questo periodo non deve però trarre in inganno sulla tempestività dei controlli attuali: l’Epatite A ha infatti un tempo di incubazione di circa 30 giorni. È dunque molto probabile che i contagi odierni siano riferibili a partite di cozze consumate o distribuite nel mese di febbraio. I pazienti attuali vengono trattati sintomaticamente e le loro condizioni sono sotto controllo.
Il vademecum del Direttore: come difendersi a tavola
Nonostante l’invito a evitare inutili allarmismi, il Direttore Rizzo ribadisce le regole d’oro per il consumo sicuro dei prodotti ittici, rivolgendosi sia ai cittadini che agli operatori della ristorazione:
- No al consumo crudo: È fondamentale evitare assolutamente il consumo di cozze crude.
- Cottura prolungata: I mitili devono essere cotti accuratamente. La temperatura interna deve raggiungere almeno gli 80°C per neutralizzare il virus.
- Selezione: Consumare esclusivamente i mitili che si aprono correttamente durante la cottura.
- Igiene delle mani: Una raccomandazione cruciale per i ristoratori e chiunque manipoli cibo; il lavaggio delle mani deve essere rigoroso, specialmente quando si passa dalla pulizia del pesce alla preparazione di altri alimenti.
«I controlli continuano senza sosta – conclude Martino Rizzo – e la sinergia tra campionamenti sul territorio e prevenzione domestica è la chiave per chiudere definitivamente questa parentesi».
























