Alta Velocità, il “muro” del Tirreno: perché la Fascia Jonica resta fuori dal futuro?

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CORIGLIANO-ROSSANO – Il Mezzogiorno corre a due velocità, e non è solo un modo di dire. Mentre la pagina ufficiale del Ponte sullo Stretto e i cronoprogrammi di RFI annunciano un investimento monumentale da 18 miliardi di euro per la nuova linea AV/AC Salerno-Reggio Calabria, un’intera metà della regione osserva con crescente amarezza dai binari arrugginiti della costa jonica.

Una strategia a una sola corsia

I dettagli tecnici parlano chiaro: i lotti funzionali, dal “Lotto 0” campano fino al “Lotto 6” che lambisce lo Stretto, seguono fedelmente il tracciato tirrenico. Se è vero che l’obiettivo è portare i viaggiatori da Roma a Reggio in 4 ore, è altrettanto vero che per un cittadino di Corigliano-Rossano, della Sibaritide o del Crotonese, quel traguardo resta un miraggio raggiungibile solo dopo estenuanti “viaggi della speranza” verso i nodi di scambio di Paola o Lamezia Terme. La programmazione attuale punta tutto sulla trasversalità – come il raddoppio della Galleria Santomarco – ma ignora la necessità di un asse ad alta capacità che percorra longitudinalmente la costa jonica.

Il paradosso dello sviluppo

Il rischio è che la grande opera del secolo finisca per accentuare il divario interno alla Calabria. Se da un lato si potenzia l’accesso al Porto di Gioia Tauro (Lotti 5 e 6), dall’altro si lascia che la produzione agricola e industriale della Fascia Jonica continui a scontrarsi con infrastrutture da secolo scorso. Non è solo una questione di passeggeri: è una questione di competitività economica. Senza un inserimento organico dello Jonio nella rete dell’Alta Capacità merci, le imprese del territorio continueranno a partire con un handicap logistico incolmabile rispetto ai competitor nazionali.

La politica delle briciole

Mentre il Tirreno si prepara a diventare il corridoio d’Europa, allo Jonio restano le briciole delle interconnessioni. La “maggiore accessibilità” promessa dai documenti ufficiali si traduce, per ora, in una scommessa sul futuro potenziamento delle linee regionali, che dovrebbero fare da “navetta” verso l’Alta Velocità. Ma senza un piano di investimenti speculare sulla ferrovia jonica – che attende ancora l’elettrificazione completa e il superamento dei binari unici in troppi tratti – il rischio è che il treno del progresso passi, letteralmente, dall’altra parte della montagna, lasciando una fetta vitale della Calabria ferma in stazione. Il progetto, ambizioso e necessario per connettere il Sud all’Europa, sembra fermarsi, nei fatti e nella visione, sulla dorsale tirrenica, lasciando lo Jonio confinato in un isolamento che appare ormai cronico. In questo Sud a due velocità, il rischio è che l’Alta Velocità sfrecci sul Tirreno mentre sulla costa jonica si continui ad aspettare un Messia che, com’è noto, ha preferito fermarsi molto prima, ad Eboli.

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