Baracca in fiamme sotto ponte Almirante: emergenza visibile, disagio sommerso

CORIGLIANO ROSSANO- C’è un punto della città, sotto il Ponte Almirante sul torrente Citrea, dove la cronaca spesso si intreccia con ciò che non vogliamo vedere. Una baracca di fortuna è stata divorata dalle fiamme, in un lampo che ha spezzato il silenzio e riportato a galla fragilità note ma mai risolte. L’incendio è divampato improvvisamente, costringendo i residenti vicini a chiamare i soccorsi. In pochi minuti sono arrivati i vigili del fuoco del distaccamento di Corigliano-Rossano, i carabinieri, un’ambulanza del 118 e, poco dopo, anche il sindaco Flavio Stasi. Al loro arrivo, la struttura era già ridotta a un rogo vivo e incontrollato. Le operazioni di spegnimento sono durate a lungo, e solo quando le fiamme hanno lasciato spazio al buio e al fumo, è emersa una presenza: un giovane straniero, visibilmente scosso, in lacrime, incapace di spiegarsi fino in fondo. Avrà poco più di vent’anni. Secondo le prime informazioni, per un periodo quella baracca era stata il suo rifugio. Non è chiaro se al momento dell’incendio fosse all’interno o vi sia arrivato dopo, richiamato dall’odore acre o dalla paura. I sanitari lo hanno accompagnato al Nicola Giannettasio per gli accertamenti: nessuna ustione, solo il peso di un’ansia che si trasforma in tremito e silenzi spezzati. Avrebbe accennato a difficoltà personali, forse legate alla compagna, con parole incerte e spezzate da una lingua che non è la sua. Le indagini dei carabinieri sono partite subito. Nessuna ipotesi è esclusa: dall’incidente fortuito all’atto volontario. L’area è stata delimitata per i rilievi e si stanno raccogliendo testimonianze tra chi vive ai margini di quel tratto di torrente. Una zona che conosce bene la parola “degrado”, e che negli anni ha visto passare coltelli, arresti e rassegnazione. Sotto il Ponte Citrea la città ha lasciato crescere un microcosmo invisibile: ripari improvvisati, bivacchi, piccole costruzioni precarie. È il rifugio di chi non ha casa o prospettiva, di chi tenta di restare ai margini senza disturbare. Un insediamento di assenze più che di presenze, dove l’emergenza sociale diventa quotidianità taciuta. Sul posto, il sindaco Stasi ha osservato senza proclami. Ha spiegato che il ragazzo era già noto ai servizi sociali: un volto fragile, seguito più volte “in silenzio”, come lui stesso ha sottolineato.  Corigliano-Rossano vive un equilibrio delicato tra sviluppo urbano e marginalità diffusa. Le periferie, soprattutto quelle più isolate, diventano ripari invisibili per migranti soli, lavoratori scivolati fuori dai radar, persone che non hanno più casa, ma neppure voce.L’incendio sotto il Ponte Citrea non accende solo i riflettori su un fatto isolato, ma riaffiora un tema che la città conosce da anni e che periodicamente torna a farsi vedere quando qualcosa esplode, brucia o cede. Stavolta è toccato a una baracca, domani potrebbe essere un sottoscala, un casolare abbandonato, una panchina sul lungomare. Le istituzioni potranno intervenire per bonificare l’area, recintare l’accesso o spostare chi vi trovava riparo, ma ciò che resta fuori dalle transenne è la domanda più scomoda: quante vite si consumano in silenzio negli interstizi urbani? E soprattutto, quante di queste storie diventano visibili solo quando arrivano sirene e lampeggianti? La notte ha cancellato le fiamme, non ciò che le ha rese possibili.

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