Bruciati vivi nel minivan: il video shock incastra i killer della Statale 106

AMENDOLARA- Non ci sono più margini per il dubbio. Gli inquirenti hanno ormai in mano la prova regina che trasforma definitivamente il rogo di Amendolara in un feroce caso di quadruplice omicidio premeditato. Le immagini catturate dai sistemi di videosorveglianza della stazione di servizio “IP”, situata al chilometro 395 della Statale 106 Jonica, documentano in diretta i minuti dell’orrore, cristallizzando la dinamica di quella che è stata una vera e propria esecuzione di gruppo.

Il filmato, acquisito dagli investigatori della Squadra Mobile di Cosenza e della Polizia Stradale sotto la direzione della Procura di Castrovillari, mostra una sequenza agghiacciante che non lascia spazio all’ipotesi dell’incidente tecnico.

La dinamica del delitto nei fotogrammi della videosorveglianza

Nei nastri registrati dalle telecamere si vede il minivan monovolume di colore scuro accostato regolarmente sotto la pensilina dell’area di rifornimento, con il portellone posteriore e le portiere laterali aperte. A bordo, secondo le ricostruzioni, si trovavano sette braccianti di nazionalità pakistana.

La clip mostra i momenti decisivi dell’attacco: mentre i quattro occupanti si trovano bloccati o già tramortiti all’interno dell’abitacolo (forse accoltellati, secondo le prime indiscrezioni), si distinguono chiaramente le figure dei presunti assassini in azione all’esterno. I soggetti si muovono attorno al veicolo con estrema freddezza: uno di loro, vestito con abiti scuri, viene immortalato mentre afferra un derrick dalle colonnine di rifornimento e cosparge metodicamente la vettura di carburante.

Pochi istanti dopo, il video mostra una prima fiammata sul cofano anteriore, seguita immediatamente da una devastante esplosione che sprigiona una densa e scura colonna di fumo nero, avvolgendo l’intera monovolume in una trappola di fuoco senza via di scampo.

I due fermati e il testimone chiave in fuga

L’evidenza visiva dei filmati ha permesso un’accelerazione fulminea nelle indagini coordinate dal sostituto procuratore Roberta Bello e dal procuratore capo Alessandro D’Alessio. Incrociando le targhe e le fisionomie registrate con il controllo del territorio, la Polizia di Stato ha rintracciato e bloccato a tempo di record due connazionali delle vittime nel vicino comune di Villapiana. I due sospettati, considerati i presunti autori del massacro e ritenuti vicini ad ambienti legati al caporalato agricolo, si trovano attualmente in Questura a Cosenza sotto stretto interrogatorio.

Le immagini confermano inoltre un ulteriore dettaglio inquietante: la presenza di una persona che, già avvolta dalle fiamme, è riuscita miracolosamente a divincolarsi dall’abitacolo prima che l’incendio diventasse totale, fuggendo a piedi nei terreni circostanti con gravi ustioni sul corpo. La caccia all’uomo per trovare questo quinto passeggero, testimone oculare diretto del massacro, resta la priorità assoluta delle forze dell’ordine nelle ultime ore.

L’efferatezza e la sfrontatezza dell’azione — consumata alla luce del giorno e davanti agli obiettivi di un distributore su una delle arterie più trafficate del Sud Italia — rafforzano la convinzione degli inquirenti: si tratterebbe di un regolamento di conti interno alla comunità di braccianti, perpetrato da una criminalità che non risponde alle logiche di riservatezza tipiche della ‘ndrangheta locale, ma che ha voluto firmare il massacro con un plateale e drammatico avvertimento di fuoco.

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