REGGIO CALABRIA – La criminalità minorile in Calabria sta cambiando pelle. Non è più (solo) una questione di affiliazione ai clan, ma un fenomeno che esplode nelle strade sotto forma di rabbia e violenza interpersonale. A scattare questa fotografia è il nuovo rapporto di Save the Children, intitolato “(Dis)armati”, che analizza l’evoluzione del disagio giovanile nell’ultimo decennio.
Il paradosso calabrese: calano i reati “mafiosi”
Il dato che più colpisce riguarda la metamorfosi dei reati. Tra il 2014 e il 2024, in Calabria si è registrata una significativa flessione dei crimini tipici della criminalità organizzata commessi da minori: le denunce per associazione per delinquere sono scese del 0,3 per mille, mentre quelle per estorsione hanno segnato un -0,13 per mille.
Tuttavia, la regione conserva un primato amaro: l’incidenza dei minori denunciati per associazione mafiosa (0,07 per mille) e omicidio (0,04 per mille) resta tra le più alte d’Italia, a dimostrazione di quanto il contesto ambientale pesi ancora sulle scelte dei ragazzi.
L’impennata delle lesioni personali
Se il “sistema” sembra arruolare meno adolescenti rispetto al passato, cresce invece la violenza “orizzontale” tra pari. Le segnalazioni per lesioni personali sono aumentate di 0,84 casi ogni mille abitanti. Il focus su Reggio Calabria è emblematico: nella città dello Stretto le denunce per lesioni sono triplicate in dieci anni, passando dalle 8 del 2014 alle 25 del 2024. Anche le rapine mostrano un trend preoccupante, con un raddoppio dei casi nello stesso arco temporale.
Oltre la repressione: l’emergenza educativa
Il rapporto di Save the Children evidenzia come questa violenza sia spesso il sintomo di vuoti relazionali e fragilità emotive che la sola risposta giudiziaria non può colmare. Il calo dei reati di “minaccia” e il numero costante di denunce per porto d’armi suggeriscono che il conflitto giovanile si sia fatto più fisico e diretto.
La sfida per la Calabria non è dunque solo una questione di ordine pubblico. Famiglia, scuola e istituzioni sono chiamate a colmare quei “vuoti” che oggi i giovani riempiono con l’aggressività. Come sottolineato dall’organizzazione, prevenire la violenza significa investire nel benessere psicologico dei minori e offrire loro alternative concrete alla strada.
























