Scandalo rifiuti: sequestro per la Serveco, indagati 4 funzionari regionali

candalo rifiuti: sequestro per la Serveco, indagati 4 funzionari regionali

TARSIA – Un asse illegale milionario che trasformava i rifiuti urbani in “speciali” per aggirare le normative europee, imbarcarli al porto di Bari e smaltirli in Grecia. È questo il complesso sistema fraudolento smantellato dalla Guardia Costiera pugliese, coordinata dalla Procura di Bari, che ha portato al sequestro di una delle principali aziende calabresi del settore ambientale: la “Serveco Marchese”.

Il trucco del “Codice CER 191212”

L’inchiesta, partita nel novembre 2021 da alcuni controlli di routine sui trailer in partenza dal porto di Bari, ha scoperchiato un meccanismo tanto semplice quanto ingegnoso. Secondo l’impianto accusatorio, l’organizzazione sottoponeva i rifiuti urbani indifferenziati a un blando trattamento meccanico.

Questo passaggio, che di fatto non alterava le proprietà del materiale, serviva esclusivamente a riclassificare formalmente il carico con il codice CER 191212 (rifiuti speciali prodotti da trattamento meccanico). Così facendo, il sistema eludeva i rigidi principi europei di “autosufficienza e prossimità”, i quali impongono che i rifiuti urbani vengano smaltiti il più vicino possibile al luogo di produzione. L’obiettivo finale era abbattere drasticamente i costi di gestione e massimizzare i profitti illeciti.

I sequestri e gli indagati: tremano i vertici regionali

Il GIP del Tribunale di Bari, Chiara Maglio, ha contestato il reato di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti. Le misure adottate sono pesanti:

  • Interdizione dall’attività imprenditoriale per Giosé Marchese (67 anni, Cosenza), titolare dell’azienda.
  • Sequestro preventivo degli impianti di Tarsia, della sede amministrativa di Santa Sofia d’Epiro e di tutti i beni aziendali strumentali.
  • Sequestro per equivalente di 1 milione e 700 mila euro, cifra che quantifica l’illecito profitto accumulato tra il 2021 e il 2023.

L’indagine, tuttavia, non si ferma ai vertici aziendali (che includono anche il responsabile tecnico Pasqualino Caparrotta, 41 anni). Sotto la lente degli inquirenti sono finiti ben quattro funzionari e dirigenti del Dipartimento Tutela dell’Ambiente della Regione Calabria:

  1. Gianfranco Comito (67 anni, Vibo Valentia) – Dirigente;
  2. Gabriele Alitto (47 anni, Cosenza) – Dirigente;
  3. Claudia Russo (49 anni, Catanzaro) – RUP;
  4. Clementina Torchia (45 anni, Lamezia Terme) – RUP.

Secondo l’accusa, i funzionari avrebbero rilasciato le autorizzazioni alle notifiche e svincolato le polizze fideiussorie in palese violazione dei loro obblighi di controllo, spianando di fatto la strada all’esportazione illecita verso gli impianti greci.

Servizio salvo per 12 Comuni: subentra l’amministratore giudiziario

La “Serveco Marchese” gestisce la raccolta differenziata in un vasto bacino di utenza tra le province di Cosenza e Crotone. Per scongiurare emergenze igienico-sanitarie e tutelare i cittadini, il Tribunale ha garantito la continuità aziendale affidando la società a un amministratore giudiziario che opererà nel pieno rispetto della normativa antimafia.

Il servizio pubblico, pertanto, non subirà interruzioni nei seguenti Comuni: Amendolara, Aprigliano, Calopezzati, Cellara, Cerchiara di Calabria, Cutro, Luzzi, Mangone, Melissa, Rogliano, Sangineto e Tarsia.

Nel frattempo, il GIP di Bari ha dichiarato la propria incompetenza territoriale per la prosecuzione dell’iter giudiziario: tutti gli atti dell’inchiesta sono stati formalmente trasmessi al Tribunale di Catanzaro, che ora prenderà in mano le redini del procedimento.

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