Caso Cozzo del Pesco, scatta la protesta delle associazioni: «Fermiamo il taglio dei 343 abeti nell’Oasi dei Giganti»

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CORIGLIANO ROSSANO- Un accordo istituzionale nato per restituire al Comune di Rossano il pieno possesso dei terreni storicamente gestiti dall’Afor e poi da Calabria Verde si è trasformato in un caso ambientale che sta sollevando una forte ondata di protesta. Al centro della mobilitazione c’è il piano di abbattimento di 343 alberi – per la maggior parte abeti di Douglas – situati nella celebre montagna di Rossano, all’interno dell’area “Oasi castagneto Giganti di Cozzo del Pesco”, un luogo per secoli custodito dai monaci dell’Abbazia del Patire. Il progetto di intervento, firmato dal dottore forestale Mancuso di Calabria Verde, era stato inizialmente concepito per una condivisibile operazione di pulizia del sottobosco dagli alberi abbattuti dal peso della neve. Tuttavia, secondo la denuncia congiunta di numerose sigle ambientaliste, l’azione si è tramutata in un vero e proprio piano di taglio a raso della douglasia, una specie nordamericana introdotta circa sessant’anni fa dalla forestazione italiana lungo gli Appennini. Su un’area di sette ettari, questi abeti si erano perfettamente integrati con l’habitat locale. Le associazioni contestano fermamente la motivazione ufficiale del taglio, definita alquanto singolare, secondo cui l’eliminazione degli abeti servirebbe a tutelare il millenario castagneto, andando invece a scardinare un ecosistema consolidato.

La reazione della comunità locale non si è fatta attendere e oltre trecento cittadini hanno già sottoscritto una petizione per chiedere l’immediata sospensione dei lavori. Di fronte a questa situazione, un fitto coordinamento di sigle ambientaliste e civiche ha chiesto un incontro pubblico e urgente al sindaco di Rossano per consegnare le firme e pretendere risposte chiare su cinque nodi cruciali. Le associazioni interrogano l’amministrazione comunale innanzitutto sul rischio idrogeologico, poiché i tagli a raso adiacenti alle piste esistenti lasciano ampie scoperture che potrebbero favorire l’erosione del suolo durante le piogge autunnali e invernali. Viene poi sollevata la questione della tutela della fauna, dato che gli abbattimenti stanno avvenendo in piena stagione di nidificazione per l’avifauna locale, analoga a quella del vicino Parco Nazionale della Sila, senza che siano note le misure per evitare una strage di piccoli volatili.

Un altro punto critico riguarda l’effetto barriera: gli abeti costituivano infatti una cintura protettiva contro i forti venti di ponente e maestrale che battono l’area a quota mille metri, e la loro rimozione espone i castagni più vetusti al rischio di crollo. Sul fronte dei vincoli europei, si evidenzia come il documento di gestione del sito della rete Natura 2000, redatto dal Ministero dell’Ambiente nel 2023, certifichi l’ottimo stato di salute dei castagni senza menzionare alcuna minaccia da parte delle specie vegetali vicine; gli ambientalisti si chiedono quindi perché sia stato ignorato il parere degli specialisti del Ministero, considerando che gli abeti favoriscono l’umidità dell’area. Infine, si esige massima trasparenza economica sulla destinazione dei proventi della vendita del legname e sulle opere di valorizzazione previste all’interno dell’Oasi.

I promotori della protesta ricordano che il patrimonio dei “Giganti di Cozzo del Pesco” è una risorsa di rilevanza mondiale per la biodiversità, rappresentando l’unico caso documentato in Europa con una tale densità di castagni secolari. Per questo motivo, le associazioni firmatarie – tra cui diverse sezioni di Italia Nostra (Crotone-Gruppo Sibarita, Soverato, Vibo Valentia e Alto Tirreno Cosentino), il Coordinamento Regionale Controvento, il Movimento Terra e Libertà, l’Associazione Popolo Unito, la Protezione Civile Le Aquile e la Lipu Calabria – chiedono che il primo cittadino calendarizzi il confronto in tempi brevissimi, garantendo la massima partecipazione alla cittadinanza per difendere un patrimonio inestimabile.

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