Corigliano, il “Natale immobile” scatena la protesta: Gennaro Tempestoso dà voce al dissenso dei cittadini

Corigliano Calabro

CORIGLIANO ROSSANO- Un Natale Immobile e Silenzioso. Mentre l’area di Rossano brilla di eventi, Corigliano si sente “frazione dimenticata”.  È un Natale dal sapore amaro quello che si sta consumando tra le vie dell’area urbana di Corigliano. Niente zampognari, niente profumo di cullurielli per strada, poche luci e tanta malinconia. A farsi portavoce di un disagio che serpeggia ormai da giorni tra i residenti è Gennaro Tempestoso, che raccoglie e rilancia il grido di dolore di una comunità che si sente trascurata proprio nel periodo più magico dell’anno. L’intervento di Tempestoso è un viaggio agrodolce nei ricordi, un confronto impietoso tra ciò che era e ciò che è. I cittadini ricordano con affetto i Natali passati, quando grazie all’impegno di figure storiche come Domenico Terenzio e Gianfranco Benvenuto e alla loro Pro Loco, il centro storico si trasformava in un presepe vivente. “Le scuole erano coinvolte, le vecchie botteghe di Via Roma venivano riaperte per ospitare presepi bellissimi,” ricorda Tempestoso facendosi interprete della memoria collettiva. Erano anni in cui la Befana scendeva da Piazza del Popolo fino all’ospedale per portare sorrisi, e in cui la tradizione culinaria veniva onorata con la sagra invernale dei cullurielli e dei broccoli, un momento di convivialità autentica che oggi sembra perduto o malamente copiato altrove. Il punto dolente, evidenziato con forza da Tempestoso, è lo squilibrio percepito all’interno della città unica. “Basta spulciare l’elenco degli eventi,” sottolinea, “per rendersi conto della differenza abissale tra l’area di Rossano, ricca di appuntamenti, e quella di Corigliano, dove gli eventi sono rari se non assenti”. L’accusa politica è netta: la fusione sembra aver relegato la nobile Corigliano al ruolo di semplice “frazione”, con un’Amministrazione e una Pro Loco attuali giudicate incapaci di restituire ai coriglianesi l’allegria di un tempo. L’immagine simbolo di questo declino, secondo la denuncia, sono le casette di Piazza Giovanni Paolo II: “Tristi e vuote”, emblema di un’organizzazione latitante. Ma il “Natale immobile” non ferisce solo l’orgoglio, danneggia l’economia. Tempestoso sottolinea come il Natale sia un motore economico fondamentale, specialmente con il ritorno dei tanti giovani emigrati. “Il silenzio per le vie è assordante,” denuncia il portavoce dei cittadini. Senza attrattive locali, le famiglie si spostano verso i grandi centri commerciali o verso altre zone, costringendo i piccoli negozianti locali, già in difficoltà, ad abbassare le serrande. “Uno spreco di denaro pubblico per un concerto di una sola sera non basta,” si legge nella nota, serviva una programmazione capace di far vivere il centro ogni giorno. Nonostante la durezza dell’analisi, Tempestoso chiude con un auspicio costruttivo: che queste parole non cadano nel vuoto ma servano da stimolo per correre ai ripari. L’augurio di Buon Natale rivolto alla comunità è anche la speranza che Corigliano possa presto ritrovare la sua dignità e la sua festa.

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