Corigliano-Rossano riprende i suoi boschi: restituiti i primi 1.400 ettari, ma la battaglia con la Regione continua

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CORIGLIANO ROSSANO- «Siamo riusciti a riportare a casa una parte fondamentale del nostro patrimonio, ma la partita per la dignità dei territori e della montagna è ancora tutta aperta». Con questo messaggio affidato ai propri canali social, il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, ha riacceso i riflettori su una delle vertenze patrimoniali ed ambientali più complesse della storia recente della città. Un intervento accorato con cui il primo cittadino ha celebrato un traguardo storico, ponendo tuttavia l’accento sul paradosso che vivono le realtà locali: da un lato la vittoria per la riconsegna delle terre, dall’altro la denuncia contro le sperequazioni della politica regionale e la gestione dei “Comuni Montani”, che spesso rischiano di lasciare gli enti locali soli di fronte agli imponenti oneri di tutela, manutenzione e prevenzione degli incendi.

Nelle sue esternazioni, Stasi ha voluto evidenziare come la riappropriazione dei beni comunali non sia un semplice atto formale, ma l’inizio di un percorso di riscatto per la comunità locale. L’affondo del sindaco muove dall’accordo transattivo raggiunto con la Regione Calabria e con l’azienda regionale Calabria Verde, un’intesa che ha sancito la restituzione dei primi 1.400 ettari di boschi storici, unitamente al recupero di infrastrutture montane strategiche come il vecchio rifugio forestale del Rinacchio e i relativi bacini idrici realizzati in quota. Un risultato fondamentale, che però costituisce solo una tappa intermedia: dei circa 3.000 ettari complessivi oggetto della contesa, infatti, oltre 1.600 ettari rimangono ancora in attesa di essere svincolati e riassunti nel patrimonio dell’ente locale.

Per comprendere la portata di questo passaggio istituzionale occorre ricostruire l’origine di un contenzioso decennale. La vicenda affonda le sue radici nel lontano 1957 quando, in attuazione delle leggi speciali per la difesa del suolo e il rimboschimento, lo Stato occupò temporaneamente ampie estensioni boscate appartenenti agli allora autonomi Comuni di Corigliano e di Rossano. Con il passare del tempo e il progressivo trasferimento delle competenze in materia ambientale, la gestione di questi polmoni verdi venne affidata agli enti strumentali della Regione Calabria, prima all’Afor e successivamente a Calabria Verde.

Tuttavia, con lo spirare dei termini dei vincoli d’occupazione originari, la doverosa riconsegna dei terreni agli enti proprietari non è mai avvenuta. I boschi sono così rimasti per oltre sessant’anni sotto la gestione di fatto dell’ente regionale, sospesi in un prolungato limbo giuridico e patrimoniale che ha privato la collettività del diretto esercizio dei diritti di uso civico e della valorizzazione del proprio territorio.

A rompere questa stasi è stata l’iniziativa intrapresa dall’amministrazione Stasi, che ha deciso di fare della ricognizione dei beni demaniali e del rientro in possesso dei boschi uno dei pilastri dell’azione di governo. Attraverso un meticoloso lavoro di ricostruzione d’archivio e l’avvio di un serrato confronto istituzionale, il Comune ha contestato formalmente l’occupazione protratta senza titolo, aprendo i tavoli tecnici e i verbali di bonario componimento che hanno portato ai primi verbali di riconsegna.

La sfida attuale della città si gioca dunque su due fronti parallelamente strategici: da un lato completare l’iter burocratico e legale per la restituzione dei restanti 1.600 ettari ancora nelle mani della Regione, dall’altro trasformare i 1.400 ettari già riacquisiti nel fulcro di un piano comunale di salvaguardia ambientale, prevenzione del dissesto idrogeologico e rilancio turistico-naturalistico della montagna. Un obiettivo che, come ricordato dal sindaco Stasi, richiede interventi strutturali, pari dignità istituzionale e risorse adeguate per evitare che la tutela dei boschi ricada interamente sulle spalle delle comunità locali.

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