Da Corigliano-Rossano la spinta per Giannetta: alle suppletive di Reggio la sfida del territorio contro le scelte romane

CORIGLIANO ROSSANO- Il test elettorale per il seggio suppletivo di Reggio Calabria trascende la sola assegnazione di uno scranno parlamentare alla Camera, trasformandosi in una complessa partita d’influenza all’interno del centrodestra e nella ridefinizione del rapporto tra Roma e la politica locale. La contesa scaturita dall’elezione del coordinatore regionale azzurro Francesco Cannizzaro a sindaco di Reggio ha spalancato una faglia politica in cui la convergenza del candidato locale Domenico Giannetta con il movimento Futuro Nazionale, promosso dal generale Roberto Vannacci e guidato sul territorio da Domenico Furgiuele, mette direttamente in discussione l’asse consolidato tra il vertice di Forza Italia e il governatore Roberto Occhiuto.

La decisione del partito di maggioranza di candidare Fabio Roscioli — tesoriere nazionale di Forza Italia con un solido percorso nella capitale — ha riacceso lo scontro classico tra l’ortodossia dei comitati di partito e la rivendicazione di rappresentanza dei quadri locali. Su questa linea d’ombra si colloca il posizionamento strategico dei comitati di Futuro Nazionale di Corigliano-Rossano, guidati da Daniele Spataro, Giovanni Dima, Maria Lores Laera e Giovanni Antoniotti. La loro lettura trasforma l’appuntamento del 27 e 28 settembre in un referendum sull’autonomia politica della classe dirigente calabrese, denunciando le candidature decise al vertice come un limite strutturale alla valorizzazione della dirigenza di territorio.

L’operazione condotta da Futuro Nazionale con l’ingaggio di Giannetta, ex capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale e figura fortemente radicata nel bacino elettorale reggino, intercetta il malumore diffuso della base territoriale verso l’imposizione di logiche romane. In quest’ottica s’inserisce anche il caso di Donatella Amicarelli, la cui revoca dall’incarico assessorile a Lamezia Terme in seguito al suo passaggio a Futuro Nazionale viene presa dai comitati territoriali come esempio di una gestione del potere fondata sulla disciplina d’apparato piuttosto che sulla valutazione del merito e sul pluralismo delle scelte.

Il confronto sulle suppletive si profila così come un primo banco di prova per misurare la tenuta del centrodestra tradizionale in Calabria fronteggiato da nuove formazioni d’area. La mobilitazione dei comitati locali a sostegno di Giannetta mira a scardinare gli automatismi del consenso guidato dalle segreterie centrali, affidando al voto di settembre la verifica della capacità del territorio di incidere sulle opzioni

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