Dopo la rissa alla scuola “Erodoto”, parla la dirigente Capalbo

Plesso Erodoto

,

«La scuola non è un tribunale: attivati percorsi di sostegno e incontri psicopedagogici per aiutare i ragazzi»

Corigliano-Rossano – L’episodio di violenza avvenuto nei giorni scorsi all’interno della scuola media “Erodoto” dello Scalo continua a destare forte preoccupazione. Un fatto grave, che ha turbato non solo la comunità scolastica ma l’intera città.

A parlarne è la dirigente dell’Istituto Comprensivo, professoressa Susanna Capalbo, che ha voluto riportare la giusta prospettiva sull’accaduto e chiarire le azioni messe in campo dalla scuola. «È una vicenda che lascia attoniti, non solo per la sua gravità ma per il luogo in cui è avvenuta e per l’età dei protagonisti – ha spiegato –. La scuola resta un presidio di educazione, non un luogo di condanna».

Secondo quanto ricostruito, la mattina del 29 ottobre due studenti di seconda media sarebbero rimasti coinvolti in un’aggressione all’interno dell’edificio scolastico. Durante l’orario di lezione, mentre compagni e docente si trovavano in aula, uno dei ragazzi avrebbe colpito ripetutamente un coetaneo, poi ricoverato in ospedale. Le ferite riportate avrebbero interessato anche la zona oculare, con un possibile danno alla retina.

L’intera vicenda è ora oggetto d’indagine da parte dei carabinieri del Reparto Territoriale di Corigliano-Rossano, la cui caserma, diretta dal tenente colonnello Marco Filippi, si trova proprio alle spalle dell’istituto. Le forze dell’ordine stanno raccogliendo testimonianze e non è escluso che venga ascoltato anche il personale scolastico presente quella mattina.


Le misure adottate

La dirigente Capalbo ha spiegato che, subito dopo l’accaduto, la scuola ha attuato tutte le procedure previste dal regolamento e dalla normativa vigente. «Abbiamo prodotto gli esposti agli organi competenti – ha dichiarato – e attivato percorsi di accompagnamento psicopedagogico per gli studenti direttamente e indirettamente coinvolti. È importante aiutare i ragazzi a comprendere ciò che è successo e sostenere coloro che, loro malgrado, hanno dovuto assistere a una scena di gratuita violenza».

Oltre ai provvedimenti disciplinari interni, sono stati programmati incontri di riflessione e ascolto con psicologi ed educatori del territorio, con l’obiettivo di trasformare un episodio doloroso in un’occasione di crescita e consapevolezza.


«Educare significa costruire, non condannare»

La dirigente non nasconde la propria preoccupazione per un fenomeno sempre più diffuso tra i giovani: «Purtroppo comportamenti di questo tipo sono sempre più riscontrabili – ha commentato – e impongono una riflessione profonda sul ruolo della scuola e della società. I ragazzi devono poter crescere in un ambiente dove la parola, il dialogo e il rispetto tornino ad avere un valore».

Da qui la decisione di rafforzare la vigilanza educativa e la collaborazione con le famiglie, per restituire serenità e fiducia all’intera comunità scolastica.

«La scuola – conclude Capalbo – non può e non deve cedere alla logica della punizione fine a sé stessa. Il nostro compito è duplice: proteggere la vittima e accompagnare chi ha sbagliato in un percorso di responsabilizzazione. Educare significa costruire, non condannare».

Tag:

Produzione video professionali per privati, aziende ed enti pubblici.