CORIGLIANO-ROSSANO –Incontro shock a Thurio: mentre i “Guardiani del Crati” denunciano l’abbandono della Regione, l’esperto idraulico solleva pesanti interrogativi sulle manovre di sbarramento durante l’alluvione di febbraio.
Non è stata solo la pioggia, ma una combinazione di mancata manutenzione e, forse, di scelte gestionali discutibili a causare l’esondazione del Crati lo scorso febbraio. È quanto emerso con forza durante l’incontro pubblico organizzato dal comitato “Guardiani del Crati” presso la Chiesa di Thurio. Se da un lato il presidente Mario Oliveto ha dato voce alla disperazione dei residenti («Si gioca con la vita delle persone»), dall’altro l’analisi tecnica del Prof. Paolo Veltri ha fornito una ricostruzione inquietante della dinamica dell’evento.
Il “giallo” della Diga di Tarsia
Il Prof. Veltri, con estrema precisione, ha analizzato i tempi di percorrenza dell’acqua: «La piena trasla come un’onda. Per arrivare da Cosenza allo snodo di Tarsia impiega circa 5-6 ore». Un tempo che, secondo l’esperto, sarebbe dovuto servire a gestire lo sbarramento in modo preventivo.
Basandosi su testimonianze dirette e filmati di quei momenti concitati, Veltri ha sollevato interrogativi cruciali: «Qualcosa è successo. C’è chi urlava “apri tutto”, chi “chiudi tutto”. Dai tabulati della gestione della diga, che ho chiesto di visionare, dovrà emergere con precisione a che ora è stata chiusa e a che ora riaperta». Il sospetto è che l’acqua si sia accumulata a monte della diga e sia stata poi rilasciata repentinamente, sommandosi alla rottura degli argini già fragili.
Argini “scavalcati”, non solo rotti
Un altro punto fondamentale sollevato dal docente riguarda la capacità del letto del fiume. «Gli argini non sono stati solo rotti, sono stati scavalcati», ha spiegato Veltri. Il motivo risiede nell’innalzamento del fondo del fiume causato dal deposito di materiali (sedimenti e detriti) mai rimossi. «Se prima il franco (lo spazio tra il pelo dell’acqua e il bordo dell’argine) era di dieci metri, oggi è molto meno perché il fondo è salito. Il fiume ha perso la sua capacità di contenimento».
La denuncia del Comitato: «Trent’anni di regressione»
Alle parole tecniche di Veltri hanno fatto eco quelle del presidente Oliveto, che ha ricordato come trent’anni fa la pulizia ordinaria del fiume garantisse la sicurezza del territorio. «La Regione ci sta ignorando. Non vogliamo assistenza, vogliamo poter lavorare la nostra terra senza il timore di perdere tutto ogni volta che piove».
La politica locale: Stasi accusa i tempi della burocrazia
Presente all’incontro anche il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, che ha puntato il dito contro la struttura commissariale. Appaltare lavori dopo 5 anni dall’alluvione del 2018 è una follia burocratica. Gli 8 milioni stanziati allora oggi sono insufficienti perché il territorio è cambiato e il Comune è dovuto intervenire in emergenza dove la Regione era assente, questo in sintesi l’intervento del primo cittadino.
Le proposte emerse sono nette: rinforzo degli argini, pulizia sistematica della foce, che è un intricata foresta, e un progetto legislativo serio che superi la logica del commissariamento perpetuo.
Notevole l’assenza, sottolineata più volte durante il dibattito, del Presidente della Regione Roberto Occhiuto e dell’Assessore Gianluca Gallo, entrambi invitati ma rimasti lontani dal confronto con i cittadini e la società civile.


























