Fogne nel torrente del Parco protetto: il paradosso del Coriglianeto costa al Comune quasi 10mila euro

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CORIGLIANO ROSSANO- C’è un cortocircuito istituzionale che rischia di pesare non poco sulle tasche dei cittadini e, soprattutto, sull’immagine di uno dei polmoni verdi più importanti del territorio. Parliamo del torrente Coriglianeto, l’arteria fluviale che attraversa e dà il nome al Parco Naturale della Valle del Coriglianeto, un’area di pregio naturalistico assoluto finita di recente al centro dell’agenda politica regionale per la nomina del nuovo commissario straordinario, chiamato a rilanciarne tutela e valorizzazione.

Proprio mentre la Regione Calabria punta i riflettori sulla salvaguardia di questo ecosistema, dai cassetti del Comune emerge un paradosso clamoroso: un atto di liquidazione del Settore Ambiente che costringe l’ente a pagare una pesante sanzione pecuniaria per aver inquinato quello stesso torrente.  vicenda affonda le radici nel marzo del 2017. Fu l’allora Corpo Forestale dello Stato (Stazione di Corigliano Calabro) a scoperchiare il vaso di Pandora durante un controllo in contrada Ospedale ovvero gli scarichi fognari della struttura ospedaliera del Compagna. I militari accertarono che le acque reflue urbane provenienti dalla rete fognaria pubblica sottotraccia non venivano convogliate verso i sistemi di depurazione, ma si immettevano direttamente e abusivamente nel letto del Coriglianeto, in aperta violazione delle norme ambientali del Testo Unico sull’Ambiente.  Un danno ambientale accertato che nel febbraio del 2022 ha spinto il Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente della Regione Calabria a emettere un’ordinanza-ingiunzione nei confronti del Comune, quantificando la sanzione amministrativa in 6.007,95 euro. 

Se il danno ecologico al Parco Naturale rappresenta la nota dolente sul piano politico e civile, la gestione temporale della sanzione introduce una vera e propria beffa economica per i contribuenti. La multa del 2022 è rimasta evidentemente inevasa per anni nei corridoi municipali, fino a quando, nell’ottobre del 2025, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha bussato alle porte del Comune notificando una formale cartella esattoriale.  A causa dei ritardi, degli interessi accumulati e dei diritti di notifica, la cifra iniziale è letteralmente schizzata verso l’alto, subendo un rincaro del 60%: l’importo totale è lievitato fino a 9.629,09 euro.  Pochi giorni fa, il dirigente del Settore Ambiente ed Energia ha dovuto firmare la determina per impegnare e liquidare la somma sul bilancio comunale corrente, così da saldare definitivamente il debito con l’esattore ed evitare ulteriori aggravi.  I soldi dei cittadini serviranno dunque a sanare una colpa doppia: quella di aver ferito un corso d’acqua che formalmente si vorrebbe proteggere e promuovere a livello turistico, e quella di non aver pagato per tempo una sanzione, bruciando oltre tremila euro di fondi pubblici in sanzioni accessorie. Un paradosso tutto locale che si consuma lungo le sponde di un parco naturale che aspetta ancora di essere protetto, prima di tutto, dalle distrazioni della burocrazia.

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