Nuova indagine a Corigliano-Rossano: frode fiscale e autoriciclaggio per oltre 16 milioni di euro nel commercio di pneumatici. Sei indagati. Al centro dell’inchiesta un sistema di società fittizie e fatture false per oltre 100 milioni di euro
CORIGLIANO-ROSSANO – Nuovo filone d’indagine nel settore della commercializzazione di pneumatici. Dopo l’operazione di luglio che aveva portato al sequestro della nota attività “Rizzuti Pneumatici”, la Guardia di Finanza di Corigliano-Rossano, coordinata dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, ha smantellato un sistema organizzato di frode fiscale e autoriciclaggio con ramificazioni in diverse regioni italiane.
Sono sei le persone indagate: per una è scattata la misura degli arresti domiciliari, per un’altra l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, mentre nei confronti di altri quattro soggetti il giudice per le indagini preliminari ha disposto la sospensione dall’attività professionale o imprenditoriale.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione avrebbe operato attraverso una società “capofila” e una rete di quindici società satellite, formalmente attive nel commercio di gomme ma utilizzate di fatto come “cartiere” per emettere e ricevere fatture per operazioni inesistenti.
Un meccanismo che avrebbe permesso di azzerare i debiti IVA e di “schermare” i reali profitti dell’impresa principale, la quale – pur operando regolarmente – non aveva mai richiesto l’attribuzione della Partita IVA, riuscendo così a non dichiarare oltre 40 milioni di euro di ricavi tra il 2017 e il 2022.
Il volume complessivo delle fatture false contestate supera i 109 milioni di euro, mentre l’IVA evasa è stimata in circa 8 milioni. Parte dei guadagni illeciti sarebbe stata reinvestita nell’acquisto di immobili, capannoni e altre attività economiche, per un valore di circa mezzo milione di euro.
Già nel mese di luglio le Fiamme Gialle avevano proceduto al sequestro preventivo di 15 società di capitali, 34 immobili, due capannoni industriali, automezzi, quote societarie e 1,6 milioni di euro in contanti, per un valore complessivo di oltre 16 milioni di euro.
Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha poi confermato i sequestri, consolidando l’impianto accusatorio della Procura.
La nuova inchiesta mette nuovamente in luce come la criminalità economica continui a infiltrarsi nel tessuto produttivo locale, alterando la concorrenza e danneggiando le imprese oneste.
Come sottolinea la Guardia di Finanza di Cosenza, «l’attività svolta conferma l’impegno costante nel contrasto alle frodi fiscali e al riciclaggio, a tutela della sicurezza economico-finanziaria dei cittadini e delle entrate dello Stato».
Le indagini proseguono per definire le singole responsabilità e tracciare i flussi di denaro reinvestiti nel circuito legale.




















