CORIGLIANO ROSSANO- La complessa e accesa battaglia legale sul destino amministrativo della terza città della Calabria si sposta ufficialmente a Roma. Il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale presso la Quinta Sezione, ha infatti fissato per il prossimo 1° ottobre 2026, alle ore 10:00, l’udienza pubblica di merito per la discussione del ricorso iscritto al Numero di Registro Generale 8335/2025. Davanti ai giudici di Palazzo Spada si discuterà l’inammissibilità della proposta di legge regionale di iniziativa popolare che mirava all’istituzione dei comuni autonomi di Corigliano Calabro e di Rossano, promossa dal C.R.A. (Comitato Per Il Ritorno All’Autonomia) e patrocinata dall’avvocato Pasquale Pellegrino , contro il Comune di Corigliano-Rossano ed altri soggetti resistenti.
La fissazione dell’udienza rappresenta uno snodo cruciale in una vicenda che affonda le radici nel malcontento di una parte della cittadinanza e in un intricato groviglio normativo. Il Comitato guidato da Mario Gallina ha deciso di ricorrere al massimo organo di giustizia amministrativa dopo la pronuncia del Tar Calabria, che in prima battuta aveva rigettato il ricorso ritenendo legittimo l’operato della Regione. L’obiettivo del sodalizio autonomista è ottenere l’annullamento della legge regionale che ha introdotto il divieto di proporre referendum abrogativi delle fusioni comunali prima che siano trascorsi quindici anni dalla loro istituzione, contestandone in particolar modo l’applicazione retroattiva.
Il cuore della disputa giuridica poggia sul principio del legittimo affidamento e della partecipazione democratica. La raccolta firme per l’iniziativa di legge popolare, volta a indire la consultazione consultiva sullo “scioglimento” della fusione, era stata regolarmente autorizzata e avviata dalla Regione Calabria prima ancora che venisse approvata la norma “anti-referendum”. Nel corso dei canonici sei mesi previsti dalla normativa, il Comitato era riuscito a mobilitare il territorio, depositando quasi 7.500 firme a sostegno del ritorno ai due enti distinti. L’intento dei promotori era restituire la parola alla comunità per esprimersi sulla prosecuzione di un “matrimonio amministrativo” che, a distanza di anni, continua a dividere l’opinione pubblica.
Tuttavia, a dicembre del 2022, appena un mese dopo l’inizio della sottoscrizione popolare, il Consiglio regionale ha varato la nuova legge che di fatto blinda per tre lustri le fusioni già deliberate. Secondo i legali del Comitato, tale disposizione si porrebbe in palese contrasto con gli articoli 1, 3 e 5 della Costituzione, configurandosi come una norma irragionevole, sproporzionata e lesiva del principio di irretroattività delle leggi, avendo modificato le regole del gioco a partita già apertamente iniziata.
Sul fronte opposto, l’amministrazione comunale difende la solidità del progetto di una città unica, rivendicando il peso politico e i progressi di un territorio unito, mentre l’ente regionale richiama le proprie competenze esclusive in materia di autonomie locali. Resta il fatto che, a otto anni dalla nascita del nuovo assetto istituzionale, le spinte identitarie non si sono assopite, alimentate da chi ritiene che la fusione sia rimasta un’operazione burocratica sulla carta, senza una reale integrazione tra le due comunità. L’appuntamento d’autunno a Roma stabilirà se il “congelamento” quindicennale imposto dalla Regione sia compatibile con i principi democratici fondamentali o se la parola dovrà tornare ai cittadini.

























