Fusione ignorata, strategia assente: Dima smonta il progetto Insiti del Comune

Dima Giovanni

Giovanni Dima

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CORIGLIANO-ROSSANO – Il dibattito sul futuro di Insiti si riaccende con forza, e questa volta a intervenire è una figura che conosce a fondo sia la storia amministrativa dei due estinti Comuni sia il processo politico che ha portato alla nascita della città unica. Giovanni Dima, già parlamentare, assessore regionale e oggi dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, entra nel merito del masterplan presentato dal Comune, ponendo una serie di rilievi politici e tecnici che alimentano nuove domande sulla direzione intrapresa dall’amministrazione Stasi.

La sua posizione è netta:
«Insiti non sta andando nella direzione stabilita dalla legge regionale sulla fusione».

Una dichiarazione che non è una semplice critica tecnica, ma un richiamo all’impianto originario della riforma che nel 2018 ha unito Corigliano e Rossano. Per Dima, infatti, Insiti non è solo un’area da riqualificare: è il luogo simbolico e funzionale che dovrebbe ospitare il baricentro amministrativo della città nuova, un punto fisico e riconoscibile capace di ricucire la frammentazione territoriale.

La questione dei 40mila metri quadrati: “Un errore strategico”

Uno dei punti più contestati riguarda la destinazione dei soli 40mila metri quadrati realmente disponibili – perché già di proprietà comunale – interamente previsti per un polo sportivo. Una scelta che, secondo Dima, allontana Insiti dallo spirito della fusione e dalla volontà originaria del legislatore.

«La cosa più grave – afferma – è che i soli 40mila metri quadrati realmente disponibili, perché di proprietà comunale e quindi immediatamente utilizzabili, siano stati destinati integralmente a un polo sportivo. È un’anomalia evidente: l’unica area su cui il Comune può intervenire direttamente viene “vincolata” a una funzione che non interpreta il ruolo che la legge assegna a Insiti, cioè quello di essere il baricentro istituzionale di Corigliano-Rossano».

In altre parole, secondo l’ex assessore regionale si sta costruendo un progetto che non risponde alle esigenze strutturali della città, ignorando l’urgenza di definire un centro amministrativo unificato.

masterplan insiti corigliano
Masterplan Insisti

Il nodo politico-amministrativo: la Cittadella degli Uffici sparita dal radar

La legge regionale 2/2018 – quella che disciplina la fusione – non lascia margini interpretativi: Insiti deve essere la sede della Cittadella degli Uffici, la casa istituzionale della nuova città.

Dima lo sottolinea con forza:
«La legge regionale – aggiunge – ne fa il luogo destinato ad accogliere la Cittadella degli Uffici: non per ragioni simboliche, ma perché una città policentrica ha bisogno di un punto fisico che tenga insieme le sue articolazioni. Il masterplan, invece, non contempla questa funzione, neppure in forma potenziale. È questo il vero limite politico della scelta: una visione che non si confronta con lo spirito della fusione».

Nel progetto illustrato dall’amministrazione, infatti, non solo non è prevista la Cittadella, ma non è nemmeno ipotizzato uno spazio che, in futuro, possa ospitare funzioni direzionali, burocratiche o istituzionali.

Una lacuna che, secondo Dima, rischia di rendere Insiti un “progetto accessorio”, non un caposaldo della progettazione urbanistica della città unica.

La questione ambientale: “Nessuno vuole cemento, ma visione e modernità”

Consapevole di come il dibattito su Insiti sia stato spesso polarizzato tra chi teme un eccesso di edificazione e chi invoca maggiori funzioni urbane, Dima spazza via ogni possibile equivoco:
«Nessuno intende trasformare Insiti in un agglomerato di cemento. Esistono modelli urbanistici che permettono di insediare funzioni direzionali in modo pienamente sostenibile, integrato nel verde, con materiali naturali e tecnologie a basso impatto. L’ambientalismo non è una prerogativa di qualcuno: è un valore condiviso».

La sua tesi è chiara: il problema non è l’ambiente, ma la mancanza di un progetto politico complessivo.
«Il problema non è l’ambiente, ma la mancanza di un indirizzo politico che riconosca a Insiti il ruolo per cui è stato pensato».

Un appello alle forze politiche: “Serve dialogo vero, non monologhi amministrativi”

Dima coglie l’occasione per criticare una certa modalità di governo che – a suo giudizio – ha caratterizzato l’attuale amministrazione anche su altri dossier cruciali:

«Serve un dialogo aperto, concreto, senza pregiudizi. È mancato sul nuovo tracciato della Statale 106, è mancato sulla vicenda Baker Hughes, non può mancare su Insiti. Qui si decide un pezzo di futuro della città».

Il ragionamento è politico, ma anche istituzionale: Insiti è uno snodo che richiede la partecipazione di tutti, perché ha il potenziale di influenzare l’identità urbana per le prossime generazioni.

Il richiamo a Antoniotti e Graziano: “Tornino a farsi sentire”

Nel suo intervento, Dima non manca di coinvolgere le figure che più hanno lavorato alla visione originaria di Insiti:

«Giuseppe Antoniotti, da sindaco di Rossano, si è speso molto perché questa area diventasse la cerniera urbana della nuova città. E Giuseppe Graziano, che la legge sulla fusione l’ha scritta, ha previsto Insiti come sede naturale della Cittadella degli Uffici. Sono due voci che hanno memoria istituzionale e visione. È importante che tornino a farsi sentire».

Un richiamo che è anche un invito a riattivare una cabina di regia politica ampia, transpartitica, che possa rimettere al centro i principi fondanti della fusione.

La conclusione: “Insiti non può essere ridotta a un intervento di arredo urbano”

Dima chiude il suo intervento con un giudizio netto, quasi un avvertimento:
«Il rischio è chiaro – conclude Giovanni Dima – perché Insiti viene indirizzata verso funzioni marginali, mentre la città continua a non darsi un centro. Manca un ragionamento complessivo, manca una strategia, manca il coraggio della visione. È tempo che la politica locale torni a considerare Insiti per ciò che deve essere: un progetto di unificazione, non un semplice intervento di arredo urbano».

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