Gallina attacca l’accordo Calabria–Emilia-Romagna

Mario Gallina

Mario Galina

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CORIGLIANO ROSSANO– Il nuovo accordo tra Calabria ed Emilia-Romagna sulla mobilità sanitaria non convince il Comitato per il ritorno all’autonomia. Anzi, per il presidente Mario Gallina rappresenta l’ennesima misura che rischia di colpire soprattutto i cittadini calabresi, già costretti da anni a cercare fuori regione le cure che spesso qui non trovano.

La notizia del protocollo d’intesa, proposto dal governo regionale guidato da Roberto Occhiuto, è arrivata in questi giorni: verranno introdotti tetti precisi alle prestazioni che le strutture emiliane potranno erogare ai pazienti calabresi. Una stretta che Gallina definisce senza esitazioni “un attacco diretto alla libertà di curarsi”.

“Oltre al danno, la beffa”

Il suo commento è netto: «Non solo ci fanno vivere in una sanità che non funziona, ma ora ci impediscono anche di andare altrove per essere curati». Per il Comitato, quello che per anni è stato chiamato “turismo sanitario” – termine che Gallina considera «un drammatico eufemismo» – non è un capriccio, ma una necessità dettata dalle carenze croniche del sistema calabrese.

Secondo Gallina, dietro la retorica istituzionale si nasconde un messaggio molto più duro: «Lo slogan “Io resto in Calabria” non è più una scelta identitaria, ma un obbligo. Un obbligo che rischia di costare vite umane».

La frecciata su Occhiuto: “Curarsi in Calabria? Solo in teoria”

Il presidente del Comitato non risparmia una stoccata anche al governatore Occhiuto, ricordando il recente intervento chirurgico che ha riguardato il Presidente.

«Si dice che abbia dato il buon esempio, restando in Calabria per operarsi. Peccato – afferma Gallina – che l’intera équipe medica sia arrivata da un’altra regione per operarlo. Lui è rimasto qui, altri hanno viaggiato. C’è chi può… e prende le porte girevoli».

Un’immagine forte, che sintetizza bene la distanza tra la condizione dei cittadini comuni e quella di chi governa.

Cosa prevede l’accordo

Sul piano tecnico, l’intesa stabilisce tetti di spesa molto rigidi: superati quei limiti, le strutture emiliane potranno ridurre o sospendere le prestazioni a carico della Calabria. Previsti anche controlli stringenti su appropriatezza e volumi, una commissione bilaterale e lo stop alla libera professione cross-regionale.

Misure che per la Regione dovrebbero favorire la sostenibilità della spesa e una maggiore programmazione. Per i comitati, invece, rischiano di creare una barriera invisibile ma concreta: una cura disponibile “finché ci sono soldi”.

La domanda che cresce tra i cittadini

Nelle ultime ore, soprattutto sui territori più lontani dai grandi ospedali, la preoccupazione è evidente: che ne sarà di chi ha bisogno di cure specialistiche? Cosa succederà se i tetti verranno raggiunti a metà anno?

Gallina lo dice con chiarezza: «Limitare la possibilità di curarsi altrove non rafforza la sanità calabrese. Semplicemente limita il cittadino».

Un tema che, nelle prossime settimane, è destinato ad accendere il dibattito politico e sociale in tutta la regione.

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