Il Tribunale di Catanzaro chiude il primo grado del processo contro il cartello della droga tra Corigliano-Rossano e Cassano: pesanti condanne per i coriglianesi, assoluzioni di rilievo tra i cassanesi
Cala il sipario sul primo grado del processo “Gentlemen 2”, uno dei procedimenti più imponenti mai celebrati contro la criminalità organizzata della Sibaritide. Il Tribunale di Catanzaro, in composizione monocratica con il giudice Fabiana Giacchetti, ha emesso una lunga serie di sentenze che ridefiniscono il quadro giudiziario di uno dei principali filoni investigativi della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, guidata dal pubblico ministero Stefania Paparazzo.
Le accuse, gravissime, parlano di associazione di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti e armi, e di un sistema criminale capace di intrecciare rapporti e affari tra le principali famiglie di ‘ndrangheta di Corigliano-Rossano e Cassano all’Ionio.
La sentenza: 15 anni per Angelo Caravetta
La condanna più pesante riguarda Angelo Caravetta, 52 anni, di Corigliano, ex consigliere comunale di Corigliano Calabro, ritenuto dagli inquirenti figura di spicco nella rete criminale: per lui, 15 anni di reclusione.
Il Gup ha poi inflitto 10 anni di carcere a Francesco Pasquale Cimino e 8 anni a Claudio Cardamone, entrambi coriglianesi. Pene severe anche per Antonio Conocchia (8 anni e 8 mesi) e Arcangelo Conocchia (9 anni, 6 mesi e 20 giorni), accusati di aver gestito alcuni canali di approvvigionamento della droga.
Tra le altre condanne figurano Davide Paldino (10 anni), Giuseppe Esposito (4 anni e 2 mesi) e Daniele Caravetta, 35 anni, condannato a 2 anni e 8 mesi ma assolto dal reato associativo.
I clan di Cassano e le assoluzioni
Sul versante cassanese, il processo ha confermato 20 anni di carcere per Pasquale Forastefano, 38 anni, e 14 anni e 8 mesi per Fiorello Abbruzzese, 27 anni.
Assolti invece Nicola Abbruzzese e Alessandro Forastefano, entrambi detenuti al 41-bis, insieme ad altri imputati tra cui Francesco Faillace, Gianfranco Arcidiacono, Salvatore Brandi, Giuseppe Andrea Mangano e Rosario Giovanni Fuoco.
Un cartello tra droga e armi
Secondo quanto ricostruito dall’inchiesta, “Gentlemen 2” avrebbe smantellato un vero e proprio cartello criminale attivo nel narcotraffico e nel contrabbando di armi, con collegamenti internazionali e sbocchi di mercato proprio nella Piana di Sibari.
Una struttura piramidale e coordinata, legata alle famiglie Abbruzzese e Forastefano, che – secondo gli inquirenti – avrebbe gestito approvvigionamenti dall’estero e distribuzione capillare sul territorio calabrese.
Il contesto
L’operazione, sviluppata negli anni successivi alla prima inchiesta “Gentlemen”, ha consolidato il quadro investigativo che descrive una ‘ndrangheta moderna e relazionale, capace di dialogare con ambienti imprenditoriali e sociali apparentemente estranei ai contesti criminali.
Le sentenze emesse in rito abbreviato prevedono, come previsto dal codice, la riduzione di un terzo della pena. Per gli altri imputati che hanno scelto il rito ordinario, i procedimenti restano tuttora in corso.
Il verdetto di Catanzaro segna un nuovo colpo contro la criminalità della Sibaritide, ma conferma anche la complessità e la ramificazione delle organizzazioni mafiose sul territorio jonico.

























