AMENDOLARA — Quello che nelle prime ore era sembrato il tragico epilogo di un’avaria meccanica potrebbe rivelarsi, nel giro di poco tempo, un brutale fatto di sangue. Non ci sarebbe alcuna fatalità dietro il rogo del minivan che nel pomeriggio ha sconvolto l’area di servizio “IP” al chilometro 395 della Statale 106 Jonica. Gli accertamenti della Polizia Scientifica e della Squadra Mobile di Cosenza avrebbero impresso una svolta drammatica alle indagini: i quattro uomini trovati carbonizzati all’interno dell’abitacolo sarebbero stati assassinati, spingendo la Procura di Castrovillari ad aprire un fascicolo per omicidio plurimo.
Le vittime, i cui resti si trovano presso l’obitorio dell’ospedale “Nicola Giannettasio” di Corigliano-Rossano in attesa dell’esame autoptico, sarebbero quattro braccianti agricoli di nazionalità pakistana.
La presunta dinamica e la caccia al fuggitivo
La ricostruzione al vaglio degli inquirenti delineerebbe uno scenario di inaudita violenza. Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, coordinati sul posto dal sostituto procuratore Roberta Bello e a distanza dal procuratore capo Alessandro D’Alessio, a bordo del monovolume avrebbero viaggiato in tutto sette persone, presumibilmente dirette verso la contrada rurale di Apollinara, a Corigliano-Rossano, dove il gruppo pare risiedesse.
Prima di raggiungere la destinazione, il mezzo avrebbe accostato sotto la pensilina del distributore. Qui i killer avrebbero aggredito i compagni di viaggio — forse utilizzando armi da taglio — per poi scendere dal veicolo, afferrare le pompe del rifornimento (trovate a terra) e cospargere il minivan di benzina prima di appiccare il fuoco.
Dall’inferno di fiamme, tuttavia, una quinta persona sarebbe riuscita miracolosamente a scampare: si tratterebbe di un uomo rimasto gravemente ustionato che sarebbe fuggito facendo perdere le proprie tracce. Le forze dell’ordine avrebbero già avviato una massiccia caccia all’uomo nella zona; il suo eventuale ritrovamento potrebbe rivelarsi decisivo per l’inchiesta.
Sviluppi lampo: due connazionali sotto interrogatorio
I primi riscontri avrebbero portato a una rapidissima accelerazione. Nel giro di poche ore, gli agenti della Polizia di Stato avrebbero rintracciato e bloccato due cittadini pakistani nel vicino comune di Villapiana. I due sospettati, anch’essi inseriti nel circuito del bracciantato locale e sospettati di orbitare nei contesti del “caporalato”, sarebbero stati trasferiti d’urgenza in Questura a Cosenza per essere sottoposti a un serrato interrogatorio. Si attende ancora il sigillo dell’ufficialità da parte della Procura, ma la loro posizione sarebbe attualmente al vaglio degli inquirenti.
L’analisi: i motivi dietro l’esclusione della pista mafiosa
Un elemento cruciale su cui si starebbero concentrando il questore di Cosenza Antonio Borelli e il capo della Mobile Rocco Francesco Silvestri riguarda la scelta del luogo del delitto. Sebbene l’uso del fuoco per cancellare le tracce sia un tratto caratteristico dei crimini di matrice mafiosa, gli investigatori tenderebbero a escludere il coinvolgimento della ‘ndrangheta.
Le cosche calabresi, per tradizione e strategia, prediligerebbero infatti anfratti isolati e campagne impervie per consumare le proprie esecuzioni, agendo al riparo da occhi indiscreti. Consumare un massacro di questa portata sotto le telecamere e le luci di un’area di servizio su un’arteria trafficata come la Statale 106 denoterebbe una condotta differente: la firma di una criminalità straniera, slegata dalle logiche dei clan locali e mossa da dinamiche punitive interne che non avrebbero temuto la visibilità del palcoscenico pubblico.
























