CORIGLIANO ROSSANO- La discussione sulla geografia giudiziaria calabrese si riaccende e chiama a raccolta la politica locale, al di là degli steccati di partito. Al centro del dibattito vi è l’esame del disegno di legge A.C. 2646, attualmente al vaglio della Commissione Giustizia della Camera. L’assenza, nel testo ufficiale, di una delega al Governo per la riapertura dei presidi soppressi ha sollevato forti reazioni. Sul tema è intervenuto con fermezza il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, lanciando un appello alla coesione.
«Il fatto che nel testo ufficiale non sia presente una delega al Governo per l’eventuale istituzione o riapertura di tribunali ha destato legittimo clamore», evidenzia il primo cittadino, precisando che l’iter parlamentare è in corso e che il testo «non è definitivo». Proprio la natura provvisoria del documento rappresenta, secondo Stasi, una finestra di opportunità da cogliere subito attraverso una strategia comune.
«Al netto delle legittime e profonde distanze politiche e di schieramento – rimarca il sindaco – questo è il momento di esercitare, ancora una volta, la massima unità istituzionale nel tentativo di raggiungere l’obiettivo comune, ovvero rimarginare la profonda ferita con la quale lo Stato ha privato ingiustamente un territorio di un servizio e di una parte della propria dignità». Per l’amministrazione jonica, la priorità deve tradursi in un intervento legislativo immediato: «L’obiettivo dell’intera rappresentanza territoriale dovrà essere quello di inserire un emendamento nel testo attuale che ripristini il Presidio di Giustizia della terza città della Calabria o, quanto meno, attribuisca al Governo la delega per poterlo fare successivamente».
Il primo cittadino respinge le logiche di frammentazione o di scontro tra diverse aree della regione, rivendicando una maturità politica che appartiene alla nuova fase amministrativa dell’area urbana integrata: «Non ci sarà mai un tempo opportuno per dividere i territori: la nuova classe dirigente ha chiuso quell’epoca, aprendo una fase di necessaria condivisione di progetti ed intenti». Un impegno, quello per la giustizia, che per Stasi affonda le radici in anni di mobilitazione personale, richiamando alla memoria le storiche proteste dell’estate 2013: «Come ho avuto modo di dire fin da quando, da semplice attivista, ho promosso uno sciopero della fame per il ritiro della ignobile ed inutile revisione della geografia giudiziaria – dal 31 agosto all’11 settembre 2013, giorno della grande manifestazione territoriale a difesa del Tribunale – la battaglia per il Presidio di Giustizia di Corigliano-Rossano non è e non può mai essere una battaglia contro altri territori».
L’analisi del sindaco critica i tagli lineari operati in passato che hanno indebolito la presenza dello Stato in contesti complessi: «La Calabria non aveva alcun bisogno di tagliare la presenza dello Stato nella Provincia più estesa della Regione, al contrario: aveva e continua ad avere bisogno di rafforzare la presenza pubblica dappertutto, con ancora maggior rilevanza nell’ambito della Giustizia». La richiesta di riapertura viene sostenuta da dati oggettivi: «Per restituire la dignità scippata ad un territorio che va dal Nicà al Crati, ad una Città che oggi è la terza della Regione e la prima della Provincia per demografia, che ospita già un carcere di massima sicurezza ed è la più estesa della Regione, non serve chiudere altri tribunali, serve semplicemente connettere cervello e coscienza».
In conclusione, Stasi lancia un appello formale e trasversale a tutti i livelli istituzionali e ai parlamentari calabresi affinché si faccia fronte comune a Roma: «Si lavori per ottenere una modifica dell’attuale Disegno di Legge che consenta di ricostruire un tessuto istituzionale solido su un territorio che può dare tanto al Paese. Quella del Tribunale – chiosa il sindaco – è una infrastruttura istituzionale importante per il tessuto sociale, culturale ed economico come e più di una strada, della ferrovia, di un aeroporto».

























