CORIGLIANO ROSSANO – Un cartello affisso su una porta chiusa e la rabbia dei cittadini. La crisi della continuità assistenziale a Schiavonea finisce sotto i riflettori non per una scelta burocratica, ma per una cronica e preoccupante assenza di camici bianchi. Nonostante l’incremento delle tariffe orarie e i ripetuti appelli, la postazione della frazione marinara continua a soffrire pesanti disagi, proprio nel cuore del periodo natalizio.
Il flop dei bandi
L’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza è intervenuta ufficialmente per chiarire la propria posizione dopo le recenti polemiche. Il quadro che emerge è quello di un deserto professionale: prima delle festività, l’ASP aveva pubblicato un primo avviso di reclutamento che è andato completamente deserto. In un secondo tentativo, l’azienda ha giocato la carta dell’incentivo economico, portando il compenso fino a 50 euro l’ora e aprendo la partecipazione anche ai medici di base e a quelli in pensione. Il risultato, però, non è cambiato.
Il caso Corigliano: zero adesioni
Il dato più emblematico riguarda la risposta locale. Come sottolineato da Maria Beatrice Filici, direttore f.f. del Distretto Ionio Nord, «le manifestazioni di interesse sono state estremamente limitate». In particolare, proprio dall’area di Corigliano non è pervenuta alcuna disponibilità. Una situazione che ha reso impossibile coprire i turni, lasciando la comunità senza un presidio fondamentale in giornate critiche come il 31 dicembre o il 1° gennaio.
Disagi e prospettive
Il calendario delle chiusure parla chiaro: carenza di personale per lunedì 22, mercoledì 24, giovedì 25 e così via, fino alla notte di San Silvestro e a Capodanno. I disservizi, precisa l’ASP, riguardano esclusivamente alcune aree specifiche tra cui Schiavonea e non l’intero sistema provinciale, ma questo non lenisce i timori dei residenti.
L’Azienda Sanitaria ha ribadito l’impegno a proseguire nella ricerca di soluzioni per rafforzare la continuità assistenziale, ma resta il nodo di fondo: una postazione fondamentale che resta sguarnita non per mancanza di fondi, ma per mancanza di medici disposti a prestare servizio sul territorio.



















