La battaglia per l’autonomia arriva al Consiglio di Stato: in gioco il diritto dei cittadini a decidere

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Immagine non reale- creata con AI

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CORIGLIANO ROSSANO– La battaglia del Comitato per il Ritorno all’Autonomia di Corigliano e Rossano (CRA) approda davanti al Consiglio di Stato, ma questa volta la posta in gioco va ben oltre i confini della città unica: riguarda il delicato equilibrio tra la stabilità delle istituzioni e il diritto dei cittadini a partecipare alle scelte che le riguardano. Dopo la decisione del Tar Calabria, che ha rigettato il ricorso del comitato contro la legge regionale che “blinda” le fusioni per quindici anni, i giudici di Palazzo Spada saranno chiamati a esprimersi su una questione tanto tecnica quanto politica: può una Regione limitare per 15 anni il diritto dei cittadini di chiedere un referendum abrogativo? E, soprattutto, può farlo retroattivamente, quando un’iniziativa popolare era già stata avviata e autorizzata? La vicenda è ormai nota. Prima dell’approvazione della legge del 2022, la Regione Calabria aveva autorizzato il CRA ad avviare la raccolta firme per una proposta di legge popolare volta a indire un referendum sull’abrogazione della fusione. Le firme raccolte sono state quasi 7.500, un numero che testimonia la consistenza del movimento. Successivamente, però, la Regione ha modificato la normativa, introducendo il vincolo dei 15 anni e rendendo impossibile proseguire l’iter. Il TAR ha ritenuto la norma legittima, richiamando la competenza della Regione in materia di ordinamento degli enti locali. Ma il Consiglio di Stato potrebbe leggere diversamente i fatti. Tre sono le possibili strade giuridiche. La prima, e più radicale, sarebbe accogliere il ricorso del CRA, riconoscendo che la legge dei 15 anni non può essere applicata a un’iniziativa già autorizzata. In questo caso, si configurerebbe una violazione del principio di irretroattività e del legittimo affidamento dei cittadini, sanciti dall’art. 3 della Costituzione e dall’art. 11 delle preleggi. La seconda via, più equilibrata, potrebbe essere quella di sollevare una questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte. Il Consiglio di Stato, cioè, potrebbe non entrare nel merito, ma chiedere ai giudici costituzionali di stabilire se una Regione possa, in nome della stabilità amministrativa, sospendere per quindici anni il diritto all’iniziativa popolare. Infine, c’è la possibilità che il Consiglio di Stato confermi il rigetto del TAR, difendendo la discrezionalità legislativa della Regione. In tal caso, il CRA dovrebbe attendere il 2033 per poter ripresentare la propria istanza. Ma il punto vero non è solo giuridico: è democratico. La fusione di Corigliano-Rossano, nata nel 2018, avrebbe dovuto essere un progetto di coesione e crescita condivisa. Oggi, invece, si trova stretta tra la ricerca di una nuova identità amministrativa e la frustrazione di chi si sente escluso dal diritto di parola. Il Consiglio di Stato, in questa vicenda, non giudicherà la fusione, ma la qualità della democrazia dentro la fusione. Stabilire se una legge possa congelare per quindici anni la volontà popolare significa decidere fino a che punto la “stabilità” può prevalere sulla partecipazione. E qualunque sarà la sentenza, da Roma non arriverà solo un verdetto giuridico: arriverà un messaggio politico. Su quanto, davvero, valga oggi la voce dei cittadini nelle autonomie locali italiane.

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Una risposta a “La battaglia per l’autonomia arriva al Consiglio di Stato: in gioco il diritto dei cittadini a decidere”

  1. Avatar agostino ammirato
    agostino ammirato

    Applicano un diritto o un’ideologia?

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