CORIGLIANO ROSSANO- C’è un’immagine che i cittadini del centro storico di Corigliano custodiscono da anni: quella di un cantiere fantasma, di lavori finiti al vento e di un palazzo invecchiato precocemente, rimasto chiuso prima ancora di poter inaugurare la sua seconda vita. È la parabola del settecentesco Palazzo del Pendino, un gigante di pietra che per lungo tempo è rimasto intrappolato nel limbo delle promesse mancate.
Doveva diventare un ostello della gioventù, una casa per studenti e viaggiatori capace di riaccendere i vicoli dell’antico borgo. Invece, la polvere e l’abbandono hanno rischiato di consumarlo prima del tempo. Oggi, però, su quel portone sprangato si allunga l’ombra del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una svolta che non è solo una corsa contro il tempo burocratico, ma un radicale cambio di rotta che continua a far discutere. I fondi europei della misura M5C2 – oltre 2,6 milioni di euro – hanno infatti impresso una netta deviazione alla destinazione d’uso dell’immobile. Proprio intorno a questa metamorfosi, però, si è consumata una frattura profonda con il territorio. La reazione della comunità non si è fatta attendere: un gruppo di residenti, commercianti e associazioni ha dato vita a un comitato cittadino nato ad hoc per contrastare la decisione della giunta. Al centro della protesta non c’è il rifiuto dell’accoglienza in sé, ma la denuncia di un progetto ritenuto “nobile nelle intenzioni, ma del tutto inapplicabile nei fatti”.
Per il comitato, calare un centro di tali dimensioni in un borgo antico già fragile, spopolato e privo di collegamenti strutturati non favorirà la reale integrazione, ma rischierà di tradursi in una vera e propria “ghettizzazione”, trasformando il palazzo in un quartiere dormitorio isolato dal resto della città. Una delusione cocente per chi, per anni, ha visto nel Pendino la promessa – oggi considerata tradita – di un riscatto turistico e culturale attraverso il mai nato Ostello della Gioventù. Non più turismo e università, ma un centro di accoglienza e inclusione per combattere il caporalato e dare una dimora dignitosa ai lavoratori stagionali dell’agricoltura.
Una metamorfosi che ha sollevato non poche polemiche tra l’opposizione e i residenti, timorosi di veder trasformato un gioiello storico in un “quartiere dormitorio”, ma su cui l’amministrazione comunale tira dritto, decisa a non perdere il treno dei finanziamenti comunitari. I dettagli tecnici più recenti confermano che la macchina amministrativa sta procedendo a tappe forzate. Il Comune ha infatti affidato a tre funzionari interni l’incarico ufficiale di verifica e validazione del progetto esecutivo per la manutenzione straordinaria del complesso. Un passo formale ma decisivo, arrivato sulla scrivania del dirigente del Settore Lavori Pubblici e del RUP.
Questo tassello segue l’aggiudicazione dell’appalto integrato avvenuta lo scorso aprile e la successiva consegna dell’elaborato esecutivo. Il cronoprogramma non ammette distrazioni: il Commissario Straordinario della Misura ha tracciato scadenze blindatissime. Con la “milestone” dell’aggiudicazione già alle spalle , l’obiettivo si sposta ora sulla conclusione definitiva dei lavori all’orizzonte di giugno 2026.


























