L’ultimo saluto a Gregorio, vittima del rogo di Boscarello: il monito del Vescovo

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CORIGLIANO ROSSANO- La terra dello Jonio si stringe nel dolore e interroga la propria coscienza davanti all’ennesima tragedia della miseria e dell’invisibilità. Ieri, nella chiesa di Santa Maria ad Nives a Schiavonea, la comunità ha dato l’estremo saluto a Grzegorz (Gregorio) Chalupka, il sessantenne spentosi il 26 giugno al centro Grandi Ustionati di Brindisi a causa delle gravissime ferite riportate nel drammatico incendio che, appena il giorno prima, il 25 giugno, aveva devastato l’insediamento di contrada Boscarello. Un addio straziante, dove le fiamme hanno consumato la misera baracca in cui l’uomo viveva, ma non hanno potuto scalfire la dignità e il ricordo dello straordinario altruismo di una figura diventata, nella povertà, un autentico punto di riferimento per gli ultimi del nostro territorio.

Nel corso della solenne Celebrazione Eucaristica, il Vescovo della Diocesi di Rossano-Cariati, mons. Maurizio Aloise, ha affidato Gregorio «alla misericordia del Padre», ricordando con forza che «la Chiesa oggi non si raduna anzitutto intorno alla morte: si raduna intorno a Cristo Redentore morto e risorto, l’unico che ha vinto la morte e ha aperto per ogni uomo la strada della vita eterna». In un’atmosfera di intensa e silenziosa commozione che ha avvolto l’intera frazione marinara di Corigliano-Rossano, il presule ha aperto la liturgia rivolgendo un sentito ringraziamento ai compagni di vita e di lavoro di Gregorio, presenti in prima fila, e a tutti coloro che si sono spesi nelle operazioni di soccorso e sostegno: dalle istituzioni all’amministrazione comunale, dai Vigili del Fuoco alle Forze dell’Ordine — primi soccorritori la terribile sera del rogo —, fino al personale medico dell’ospedale “Perrino”, alla Caritas diocesana, alla comunità parrocchiale e ai volontari della mensa e del centro di ascolto.

L’omelia si è presto tradotta in una lucida e profonda riflessione sulla tragedia di Boscarello, letta alla luce del Vangelo e del principio dell’inviolabile dignità di ogni persona. Richiamando la nota parabola del grano e della zizzania, mons. Aloise ha tracciato una fotografia nitida e dolorosa della realtà locale: «Boscarello è un campo dove abbiamo visto crescere tanta solidarietà, tanta generosità silenziosa. Ma nello stesso campo è cresciuta anche la zizzania. La zizzania dell’indifferenza. La zizzania dello sfruttamento. La zizzania del caporalato, che continua a trattare gli uomini come strumenti e non come persone». Accanto alla ferma denuncia, sono emerse le toccanti testimonianze dei volontari della Caritas che hanno restituito il volto profondamente umano e generoso di Gregorio, definito dal Vescovo come «buon grano». Nonostante vivesse lui stesso in condizioni di estrema povertà, mostrava un altruismo straordinario: quando arrivava il cibo non pensava a sé, ma chiedeva di lasciarlo davanti alle baracche di chi era ancora nei campi a lavorare, e a lui venivano affidate le medicine perché la sua comunità si fidava ciecamente di lui.

Una figura che scardina la logica dello scarto, incarnando il paradosso del Vangelo che prende gli ultimi e li rende maestri di umanità. Richiamando i principi dell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, è stato ribadito che la dignità umana non dipende dalle ricchezze o dal ruolo sociale occupato: Gregorio non valeva meno perché viveva in una baracca o perché era emigrato dalla sua terra natale. La celebrazione si è conclusa con un severo e accorato appello alla responsabilità collettiva che interroga profondamente il tessuto civile dell’intera area jonica. Mons. Aloise ha scandito con fermezza che questa morte rappresenta una sconfitta per tutti: per le istituzioni, per l’economia, per la società e anche per la Chiesa stessa, ogni volta che ci si abitua a passare accanto al dolore senza lasciarsene ferire. Le esequie lasciano alla comunità l’obbligo morale di non dimenticare e il dovere di abbattere i muri dell’indifferenza, affinché la memoria di Gregorio sia l’inizio di un riscatto civile e sociale non più rimandabile.

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