CORIGLIANO ROSSANO- A Thurio, l’odore del fango ormai asciutto si mescola a un’esasperazione che cova da quarant’anni. È in questo clima denso di tensione e stanchezza che l’ex premier e leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, haascoltato nella chiesa della frazione i cittadini, gli agricoltori e gli imprenditori piegati dall’ennesima furia del fiume Crati. Non una semplice passerella post-emergenza, ma un’assemblea che ha messo a nudo le ferite aperte del nostro territorio ionico, trasformandosi in un duro atto d’accusa contro l’immobilismo istituzionale.

Lo scontro politico e i cantieri al palo Conte ha subito tracciato un solco netto rispetto all’agenda del Governo centrale: “La Presidente Meloni ci parla di FantaSanremo, ma ignora ciò che riguarda veramente gli italiani, dai dazi all’orizzonte ai tagli al welfare per alimentare la spesa in armi. Qui, invece, ci sono le urgenze vere di una terra in ginocchio”. Il vero dramma della Piana di Sibari, ha ribadito l’ex premier, è che le risorse economiche ci sono, ma restano incagliate nel labirinto degli enti territoriali e delle gestioni commissariali. Sotto i riflettori ci sono le opere nevralgiche per il futuro di Thurio e Ministalla, in primis il “Completamento degli interventi di messa in sicurezza degli argini del fiume Crati” e gli “Interventi di mitigazione del rischio idrogeologico e ripristino officiosità idraulica del fiume Crati ed affluenti”. Progetti vitali, affidati alla responsabilità dell’Ing. Pierluigi Mancuso in qualità di RUP, che rappresentano lo scudo indispensabile contro nuove tragedie, ma che faticano a tradursi in cantieri operativi a pieno regime.
Su questo stallo, Conte ha sferrato un attacco frontale a un certo approccio ideologico: “I letti dei fiumi vanno ripuliti. Sento dire che non si può fare per un’ossessione ambientalista in cui non si può toccare un albero. Francamente, viene prima la sicurezza dei cittadini. Se il letto non viene ripulito, si alza e il pericolo aumenta a dismisura. Le tragedie si evitano aprendo i cantieri”.
La voce del territorio: “Sfiorato il disastro totale”
A dare voce all’angoscia della comunità è stato Mario Oliveto, Presidente del comitato I Guardiani del Crati. Il suo intervento è stato il grido di una cittadinanza che non è più disposta ad aspettare: “Parliamo di una questione aperta da oltre 40 anni. I consolidamenti che abbiamo visto al momento sono solo interventi di somma urgenza, rattoppi temporanei. Se non facciamo qualcosa di strutturale, noi non ci stiamo più: siamo disposti a fare tutto”. Oliveto ha fatto rivivere ai presenti i giorni del terrore puro: “Per fortuna non ci sono stati morti. Siamo riusciti a mettere in salvo mezzi e animali, evitando una catastrofe incalcolabile. Ma se il Crati avesse rotto gli argini poco più a monte, oggi racconteremmo un disastro totale per le nostre vite e per l’intera economia della Piana”.
L’economia in ginocchio e l’appello a Stasi
Un’economia, quella agricola e turistica locale, che rischia il collasso. Conte ha evidenziato una grave miopia del sistema di aiuti statali: “Lo Stato valuta la casa distrutta, ma non considera i mancati guadagni di un’impresa costretta a fermarsi. Per questo servono ristori veri e immediati, oltre al congelamento dei mutui e dei contributi previdenziali”.

Ma la sfida più grande per il territorio inizierà quando le telecamere nazionali si spegneranno. Per evitare che Thurio venga nuovamente dimenticata, Conte ha lanciato un appello diretto al sindaco Flavio Stasi, affidandogli un ruolo di garanzia: “Sindaco, tu potresti farti promotore di una conferenza informale ma permanente”. L’idea è quella di una task force civico-istituzionale che riunisca Amministrazione, forze politiche e comitati cittadini. “Un tavolo a cui sedersi periodicamente per monitorare i lavori e la spesa dei fondi, dove i cittadini possano partecipare attivamente per evitare che tutto si fermi di nuovo”.
L’impegno si sposterà ora anche in sede regionale, con la richiesta da parte del M5S di un Consiglio ad hoc sul dissesto idrogeologico. “Non abbandoneremo mai la Calabria e questa parte di territorio”, ha assicurato Conte. La Sibaritide, intanto, resta in attesa. Con gli occhi rivolti al fiume e la speranza che, questa volta, alle parole seguano le ruspe.






















