Morte di Eugenio Plastina: il Gup dispone il rinvio a giudizio per due medici

Ospedale Nicola Giannettasio di Rossano

CORIGLIANO ROSSANO- La tragica fine di Eugenio Plastina, il giovane di 29 anni spirato il 15 marzo 2023 presso l’ospedale “Nicola Giannettasio”, approda in un’aula di tribunale. Il Giudice per l’udienza preliminare, Anna Maria Grimaldi, ha disposto il rinvio a giudizio per due professionisti coinvolti nella catena di cure prestata al giovane: l’odontoiatra Salvatore Spina (40 anni) e il medico di Pronto Soccorso Giovanni Putortì (71 anni).

L’accusa per entrambi è di omicidio colposo in cooperazione. La decisione arriva dopo la richiesta formulata a giugno 2024 dal sostituto procuratore Luca Primicerio, segnando una svolta decisiva per i familiari della vittima, che si sono costituiti parte civile nella speranza di ottenere verità e giustizia.

Il calvario di Eugenio: da un ascesso alla tragedia

La vicenda, che ha profondamente scosso l’intera comunità di Corigliano Rossano, ebbe inizio con quello che sembrava un comune problema odontoiatrico. Eugenio Plastina si era rivolto alle cure mediche per un ascesso dentale, un’infezione che però, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe degenerata in modo repentino e catastrofico.

Il giovane, dopo aver consultato lo specialista, si era visto costretto a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso del presidio ospedaliero rossanese a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni. Qui, nonostante i tentativi di stabilizzazione, il quadro clinico precipitò: una crisi respiratoria acuta, verosimilmente legata a un edema, stroncò la vita del ventinovenne proprio mentre si stava disponendo il suo trasferimento d’urgenza verso l’ospedale di Cosenza.

Le indagini e la perizia

Subito dopo il decesso, la famiglia presentò denuncia, dando il via a un’inchiesta che ha visto l’acquisizione delle cartelle cliniche e lo svolgimento di un complesso esame autoptico. Il punto centrale del dibattimento sarà stabilire se vi sia stata una sottovalutazione dei sintomi o una gestione terapeutica inappropriata dell’infezione, tale da configurare il nesso di causalità tra l’operato dei medici e il decesso.

Inizialmente il registro degli indagati comprendeva diversi camici bianchi, ma il percorso giudiziario ha ora ristretto il campo delle responsabilità presunte ai due sanitari che avranno il compito di difendere il proprio operato nel corso del dibattimento.

Verso il processo

Con il decreto che dispone il giudizio, il caso entra nel vivo della fase processuale. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 13 maggio davanti al giudice monocratico Rosamaria Pugliese.

In quella sede verranno escussi i testimoni e analizzate le perizie tecniche per fare luce su un caso di presunta malasanità che ha lasciato un vuoto incolmabile in una famiglia e in una città intera, rimasta attonita di fronte a una morte che, a 29 anni, appare ancora oggi inaccettabile.

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