’Ndrangheta, ergastolo per Azzaro: verità dopo 24 anni sull’omicidio Sacchetti

CORIGLIANO ROSSANO- Dopo ventiquattro anni di silenzi e di paura, la giustizia mette un punto fermo su uno dei delitti più oscuri della storia criminale della Sibaritide. La Corte d’Assise di Cosenza ha condannato all’ergastolo Rocco Azzaro (nella foto), 71 anni, ritenuto figura di vertice della ‘ndrangheta di Corigliano-Rossano, riconosciuto colpevole dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere di Andrea Sacchetti, il giovane rossanese di 29 anni scomparso nel febbraio del 2001. La sentenza, ha accolto integralmente le richieste della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, rappresentata dalla pm. Per Azzaro, l’accusa aveva chiesto la massima pena, ricostruendo un quadro di violenza e intimidazione che, a distanza di oltre due decenni, emerge con drammatica chiarezza dalle testimonianze di due collaboratori di giustizia: Nicola Acri e Ciro Nigro, entrambi appartenenti alle consorterie criminali della zona. Secondo la ricostruzione, Sacchetti fu attirato in un’azienda agricola isolata tra Cantinella e Sibari, al confine tra i territori di Corigliano-Rossano e Cassano Jonio. Lì sarebbe stato ucciso con colpi d’arma da fuoco calibro 9, esplosi con un silenziatore. Dopo l’omicidio, il corpo fu occultato in una fossa cosparsa di calce viva per cancellare ogni traccia, mentre vestiti e cellulare furono gettati nel fiume Crati.

Un classico esempio di “lupara bianca”, il metodo con cui la ‘ndrangheta elimina le proprie vittime senza lasciare tracce, condannando le famiglie a un dolore senza corpo e senza verità.

 Per anni il caso Sacchetti era rimasto irrisolto, un nome tra i tanti dell’elenco dei dispersi per mafia. Solo le confessioni di Acri e Nigro, raccolte dalla DDA di Catanzaro, hanno riaperto il fascicolo, portando nel 2023 a un nuovo arresto di Azzaro, già tornato in libertà dal 2017 dopo precedenti condanne.

Entrambi i pentiti hanno descritto con precisione i momenti del delitto, indicando anche la presenza di Eduardo Pepe, ritenuto complice di Azzaro. Il nome del boss compare anche in un altro processo, quello per l’omicidio di Salvatore Di Cicco, ritenuto uomo di spicco della ‘ndrina di Sibari, ucciso anch’egli nel 2001. Anche in quel caso, Azzaro è imputato insieme a due presunti complici originari di Cirò. La sentenza è attesa nelle prossime settimane. Nel procedimento per l’omicidio Sacchetti, la famiglia della vittima si è costituita parte civile con gli avvocati che hanno già preannunciato ricorso in appello. La condanna all’ergastolo di Rocco Azzaro arriva come una sentenza simbolica, che non chiude solo un processo giudiziario ma un capitolo doloroso della storia recente di Corigliano-Rossano.

Una città che, per anni, ha vissuto nell’ombra dei clan e che oggi, passo dopo passo, cerca di restituire giustizia a chi è stato cancellato dal silenzio della ‘ndrangheta.

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