Notte della Ricerca: esplode la protesta dei precari CNR all’Unical

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RENDE – Dietro la vetrina istituzionale e le porte aperte dei laboratori in occasione della Notte Europea dei Ricercatori tenutasi all’Università della Calabria, la comunità scientifica del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha scelto di far sentire con forza la propria voce. A farsi promotore della contestazione è il movimento dei Precari Uniti CNR, guidato dalla referente regionale Valentina Grosso, che ha colto l’occasione dell’evento per denunciare una condizione lavorativa ormai insostenibile e segnata da anni di incertezza.

La protesta accende i riflettori sull’applicazione della Legge Madia, il decreto legislativo introdotto per superare il precariato storico nella Pubblica Amministrazione ma che, secondo i lavoratori dell’Ente, si è trasformato in un imbuto burocratico a causa dell’insufficienza dei fondi stanziati. La denuncia riguarda in particolare le criticità legate al blocco delle stabilizzazioni dirette relative al Comma 1, dove a fronte di una graduatoria ufficiale di settecento idonei approvata a dicembre ne sono stati assunti soltanto centottantacinque. Resta inoltre del tutto inattuato il Comma 2, la riserva concorsuale destinata a chi ha maturato i requisiti attraverso contratti flessibili, come assegni di ricerca e collaborazioni coordinate e continuative, per i quali non è stato ancora avviato nemmeno un censimento ufficiale né tantomeno l’emanazione dei bandi dedicati.

I ricercatori evidenziano come gli investimenti profusi in termini di tempo, competenze e dedizione rischino di essere vanificati da una permanente precarietà che mina il futuro della ricerca italiana. Dal presidio dell’Unical parte dunque una richiesta chiara rivolta direttamente al Governo: stanziare risorse straordinarie e mirate per finanziare la copertura completa dei percorsi di stabilizzazione e scorrere integralmente le graduatorie degli idonei. Senza risposte immediate e garanzie concrete per il personale, avvertono i precari, le celebrazioni della scienza rischiano di rimanere semplici passerelle figurative mentre i migliori talenti del Paese continuano a essere spinti verso l’abbandono della professione o la fuga all’estero.

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