CORIGLIANO ROSSANO- Il caso dell’omicidio di contrada Seggio entra in una fase processuale decisiva, spostando il baricentro dell’inchiesta dalla ricostruzione balistica e dinamica a quella della mente dell’indagato. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Castrovillari, Orvieto Matonti, ha sciolto la riserva accogliendo l’istanza presentata dall’avvocato Gennaro Capparelli, difensore del trentunenne Ayoub El Karmi. Sarà dunque un perito d’ufficio a stabilire se l’uomo, presunto autore dell’omicidio del connazionale Mansif Youness, fosse capace di intendere e di volere al momento del delitto.
Una confessione nata da un “nulla”
L’omicidio risale alla sera del 4 novembre scorso, in un appartamento di via Tivoli a Corigliano-Rossano. Una lite scoppiata il giorno precedente per motivi definiti banali dagli stessi inquirenti è degenerata ventiquattro ore dopo in un’aggressione mortale a colpi di coltello. El Karmi, stretto dal cerchio investigativo coordinato dal Procuratore Capo Alessandro D’Alessio e dal Sostituto Sergio Cordasco, aveva reso piena confessione durante l’interrogatorio di garanzia, ammettendo la responsabilità diretta nell’uccisione del coetaneo Mansif Youness.
Il nodo dell’imputabilità
Nonostante la confessione, la posizione giuridica di El Karmi potrebbe cambiare radicalmente. La difesa ha infatti depositato una documentazione sanitaria che attesterebbe come il trentunenne soffrisse di seri disturbi psichiatrici già prima di giungere in Italia. Tali evidenze cliniche hanno già avuto un riscontro pratico: nei giorni scorsi, l’indagato è stato trasferito dal carcere di Castrovillari a quello di Catanzaro, struttura presumibilmente più idonea alla gestione di detenuti con fragilità psichiche.
L’incarico al consulente tecnico d’ufficio (CTU) verrà conferito formalmente nei prossimi giorni. L’esperto dovrà rispondere al quesito fondamentale: El Karmi ha agito con la consapevolezza del male inflitto o era in balia di una totale o parziale infermità mentale?
Le indagini e il clima di silenzio
La decisione del GIP giunge dopo mesi di lavoro serrato da parte delle forze di Polizia. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire il puzzle del delitto nonostante le difficoltà iniziali, legate a un contesto di marginalità e a un preoccupante clima di silenzio che aveva avvolto le prime fasi delle indagini. Resta ora da attendere l’esito della perizia, un atto che inciderà in maniera determinante sul prosieguo del procedimento e sulla determinazione della pena. Se venisse accertato il vizio totale di mente, il reo confesso potrebbe essere dichiarato non imputabile, aprendo scenari legati a misure di sicurezza diverse dalla detenzione carceraria ordinaria.





















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