Omicidio di Mohamed Sibaa: a processo il connazionale accusato di averlo ucciso a Corigliano

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Davanti alla Corte d’Assise di Cosenza il trentenne Yassine Ahmed. Il giovane marocchino fu accoltellato a morte lo scorso febbraio in via Nazionale

CORIGLIANO-ROSSANO – Si è aperto davanti alla Corte d’Assise di Cosenza il processo per l’omicidio di Mohamed Sibaa, il giovane marocchino di 22 anni trovato agonizzante nella notte tra il 20 e il 21 febbraio scorso lungo via Nazionale a Corigliano Scalo, e deceduto poche ore dopo all’ospedale “Nicola Giannettasio” di Rossano per una profonda ferita all’addome.

Alla sbarra c’è il connazionale Yassine Ahmed, 30 anni, originario di Casablanca, difeso dall’avvocato Andrea Caruso. L’uomo, incensurato e arrivato in Italia nel marzo 2024, è attualmente detenuto nel carcere di Vibo Valentia e assiste alle udienze con l’aiuto di un interprete arabo. In aula è apparso con difficoltà motorie, spiegando ai giudici di essersi infortunato durante una partita di calcio giocata in carcere.

L’arresto era avvenuto il 25 febbraio 2025 a Cosenza, dove Ahmed si era spostato per sfuggire alle ricerche. Le indagini dei Carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano, coordinate dalla Procura di Castrovillari, si erano basate su rilievi scientifici, analisi video e testimonianze di diversi connazionali, portando in pochi giorni all’identificazione del presunto assassino.

Secondo il pubblico ministero Raffaela Di Carlucci D’Aniello, si tratta di un omicidio volontario premeditato: Ahmed avrebbe atteso la vittima sotto casa per colpirla dopo un violento litigio legato alla spartizione del bottino di un furto. Qualche giorno prima, i due avrebbero avuto un altro scontro, durante il quale Ahmed era rimasto ferito al volto.

Il fendente mortale avrebbe reciso l’arteria renale destra, causando una emorragia fatale. L’omicidio avvenne non lontano da via Giosuè Carducci, dove il giovane Mohamed viveva con altri connazionali.

La Procura aveva ricostruito i fatti grazie ai filmati delle telecamere di sorveglianza e all’attività dei carabinieri della Sezione operativa, diretta dal tenente colonnello Marco Filippi. Gli investigatori avevano anche disposto l’analisi dei tabulati telefonici e la ricerca di un maglione appartenuto alla vittima, ritenuto elemento chiave per rintracciare tracce biologiche del killer.

Il processo è stato rinviato al 24 novembre 2025, quando saranno ascoltati i militari che hanno seguito le indagini e gli ufficiali di polizia giudiziaria per ricostruire compiutamente dinamica e movente del delitto che sconvolse la comunità marocchina di Corigliano-Rossano.

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