CORIGLIANO-ROSSANO – È stato convalidato l’arresto di E.K.Y., 31 anni, cittadino marocchino accusato dell’omicidio di Monsif Youness, il connazionale di 30 anni ucciso con sette coltellate la sera del 4 novembre scorso in un’abitazione di contrada Seggio, nell’area urbana di Rossano.
Il trentunenne, difeso dall’avvocato Gennaro Capparelli del Foro di Castrovillari, è comparso lunedì davanti al Gip del Tribunale di Castrovillari, Orvieto Matonti, e al sostituto procuratore Sergio Cordasco, per l’udienza di convalida svoltasi presso il carcere cittadino.
Durante l’interrogatorio, E.K.Y. ha ammesso le proprie responsabilità, ricostruendo la vicenda e spiegando che il gesto sarebbe scaturito da una banale discussione degenerata in violenza. Il giudice, dopo aver convalidato il fermo, ha disposto per l’indagato la custodia cautelare in carcere, accogliendo la richiesta della Procura.
Il presunto omicida era stato rintracciato due giorni dopo il delitto, la sera del 6 novembre, dagli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Corigliano-Rossano. Dopo una breve fuga, era stato trovato mentre cercava di nascondersi tra gli agrumeti della zona costiera, non lontano dal luogo del delitto. Le ricerche, coordinate dalla Procura di Castrovillari, avevano coinvolto anche unità cinofile e la Polizia Scientifica, che hanno raccolto le prove decisive per il fermo.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima e l’assassino condividevano la stessa abitazione con altri due connazionali, tutti braccianti agricoli impegnati nella campagna agrumicola. Una convivenza difficile, segnata dalla precarietà e dalle tensioni quotidiane. Quella sera, nel corso di una discussione, E.K.Y. avrebbe afferrato un coltello da cucina e colpito ripetutamente Youness all’addome.
Per il trentenne non c’è stato nulla da fare: all’arrivo dei sanitari del “Nicola Giannettasio”, era già senza vita.
Il caso ha riportato l’attenzione sulle condizioni di vita dei lavoratori stranieri impiegati nell’agricoltura calabrese. Centinaia di uomini arrivano ogni anno dal Nord Africa per lavorare nei campi di Corigliano-Rossano, spesso ospitati in case di fortuna o alloggi condivisi. Pochi spazi, troppa fatica, e una quotidianità che può trasformarsi in una miccia pronta ad esplodere.
Un fenomeno sociale che interroga la coscienza collettiva e che torna, ancora una volta, a farsi cronaca di sangue.
Monsif Youness è solo l’ultimo nome di una lista che si allunga: a febbraio, un altro marocchino, Mohamed Sibaa, era stato ucciso a Corigliano Scalo dopo un litigio con un connazionale.
Oggi E.K.Y. resta in cella con l’accusa di omicidio volontario aggravato, mentre resta aperta la riflessione su una realtà troppo spesso invisibile: quella di chi lavora in silenzio nelle nostre campagne, tra fatica, solitudine e disperazione.




















