Ospedale della Sibaritide, il “muro” di Petrone: «Non inseguiamo il rumore, noi realizziamo»

ospedale della sibaritide
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CORIGLIANO ROSSANO- Project Manager risponde indirettamente alle polemiche sui ritardi e sul futuro dello Spoke. Mentre i cantieri avanzano, resta il nodo della riorganizzazione tra Giannettasio e Compagna e l’area medica non si sposta.

In un clima di crescente tensione sulla sanità ionica, dove il dibattito si divide tra le polveri del grande cantiere di contrada Insiti e le corsie asfittiche dei presidi attuali, arriva la presa di posizione di Domenico Gerardo Petrone. Il Project Manager per la realizzazione del nuovo Ospedale della Sibaritide rompe il silenzio con un post affidato ai social che somiglia molto a un manifesto d’intenti, finalizzato a blindare l’opera dalle polemiche politiche e sociali degli ultimi mesi.

«Nessun rallentamento, seguiamo il programma»

Il messaggio di Petrone è netto, quasi una sfida a chi, tra comitati e rappresentanze politiche, ha espresso dubbi sulla reale velocità dei lavori. «L’Ospedale della Sibaritide va avanti. Non rallenta. Non cambia direzione», esordisce il manager. Il sottotesto è chiaro: c’è una distinzione netta tra la “realtà operativa” e quello che lui definisce “il rumore” fatto di opinioni e interpretazioni.

Secondo Petrone, la struttura che sta prendendo forma non è frutto del caso ma di una visione pianificata quattro anni fa. «Un ospedale non è uno slogan – incalza il Project Manager – ma un sistema complesso che richiede competenza e metodo. La differenza tra chi parla e chi realizza è tutta qui». Parole che pesano come macigni, volte a rivendicare l’autonomia tecnica del cantiere rispetto alle turbolenze esterne.

Il paradosso dello Spoke: tra Oncologia e Area Medica

Se da un lato il nuovo ospedale viene descritto come un treno in corsa, dall’altro la sanità “presente” vive una fase di stasi che alimenta il malcontento. Al centro delle polemiche c’è la riorganizzazione dello Spoke Corigliano-Rossano. Nonostante le rassicurazioni fornite dall’Asp e il richiamo al mai pienamente attuato “Decreto Scura” del 2015, il riequilibrio tra i due nosocomi, il Giannettasio e il Compagna, appare ancora parziale.

Mentre l’Oncologia è stata trasferita al presidio di Corigliano, l’Area Medica resta fermamente ancorata al Giannettasio di Rossano. Una riorganizzazione definita “monca” da molti osservatori, che vedono nel mancato trasferimento dei reparti un segnale di debolezza decisionale che stride con la “visione granitica” ostentata dai vertici del nuovo cantiere.

L’ombra del Decreto Scura e il nodo dei cronoprogrammi

In questo scenario, si fa strada un sospetto sempre più nitido tra le corsie e nell’opinione pubblica: che il richiamo al Decreto Scura del 2015 sia stato utilizzato più come un “paravento” burocratico che come una reale bussola operativa. Il timore è che dietro i tecnicismi si celi la volontà di giustificare un progressivo accentramento di funzioni verso il Giannettasio, lasciando cadere nel vuoto le promesse di un riequilibrio funzionale per il Compagna. I numeri, d’altronde, sembrano dare ragione ai critici: aprile volge ormai al termine e il cronoprogramma annunciato dall’Asp è rimasto in gran parte lettera morta. Unica nota di puntualità svizzera, in un mare di rinvii, è stata la migrazione dei reparti di Ginecologia e Pediatria. Un trasferimento avvenuto senza intoppi che però, isolato dal resto della riorganizzazione promessa, trasforma quello che doveva essere un piano organico in un parziale svuotamento di servizi

Resilienza e futuro

Petrone elogia, e a ragion veduta, la “resilienza” del suo staff, una squadra che «trasforma i tentativi di rallentamento in energia». Ma per i cittadini della Sibaritide, la resilienza è quella che si esercita ogni giorno nelle sale d’attesa dei pronto soccorso. Se il nuovo ospedale rappresenta la Terra Promessa, la transizione verso di esso rischia di essere un deserto lungo e faticoso.

La sfida resta aperta: riuscirà la “certezza tecnica” di Petrone a convergere con le necessità urgenti di un territorio che chiede non solo cemento, ma servizi funzionali e subito? La differenza, come dice il manager, la farà chi realizza, ma il metro di giudizio dei cittadini non sarà solo la consegna delle chiavi del nuovo edificio, bensì la qualità delle cure che, già da oggi, dovrebbero essere garantite.

D’Agostino e la sfida di Insiti: quando l’impresa centra l’obiettivo

Se il fronte dei servizi ospedalieri attuali appare frammentato, quello del cantiere di contrada Insiti sembra invece viaggiare su un binario di rara efficienza. La D’Agostino, l’impresa incaricata della costruzione del nuovo ospedale, sta dimostrando sul campo come la sinergia tra visione aziendale e gestione operativa possa tradursi in risultati tangibili. In questo ingranaggio, la figura del Project Manager Domenico Gerardo Petrone emerge come quella dell’uomo giusto al momento giusto: un profilo tecnico capace di blindare il cronoprogramma e respingere le incertezze esterne. Il cantiere della Sibaritide diventa così un modello plastico di come si raggiungono gli obiettivi prefissati, ponendosi come un contrappunto quasi provocatorio rispetto alla complessa e spesso rallentata macchina amministrativa sanitaria. Una lezione di pragmatismo che, se applicata anche alla gestione dei servizi, potrebbe finalmente colmare il gap tra le promesse e la realtà.

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