CORIGLIANO-ROSSANO – La fisionomia funzionale e il destino assistenziale del nuovo ospedale unico della Sibaritide continuano a infiammare il dibattito pubblico e sindacale del territorio. Mentre la discussione politica si concentra sulla necessità di superare la vecchia classificazione di struttura di “primo livello” – definita sulla base di un vecchio decreto ministeriale del 2015, quando il nosocomio era ancora un semplice miraggio sulla carta – per rivendicare il rango di vero e proprio Hub, l’attenzione degli addetti ai lavori si sposta sull’inedita architettura gestionale che governerà la struttura per il prossimo quarto di secolo. Per 25 anni, infatti, l’intera macchina dei servizi integrati e della manutenzione tecnologica farà capo a un unico concessionario privato, segnando una svolta radicale rispetto alla tradizionale gestione diretta delle aziende sanitarie locali.
La ditta D’Agostino si troverà così al timone di un gigante da circa 370 posti letto tra degenze ordinarie e posti tecnici, un battesimo del fuoco per l’azienda in una concessione sanitaria di tali proporzioni. Una sfida strutturale che la direzione tecnica ritiene di poter vincere applicando i modelli di pianificazione aziendale alla logistica ospedaliera, con l’obiettivo di eliminare le storiche inefficienze e le frammentazioni che da sempre caratterizzano gli appalti pubblici nella sanità calabrese. “La gestione integrata dei servizi ospedalieri rappresenta un’opportunità irripetibile per modernizzare le nostre strutture”, sottolinea con convinzione il project manager Domenico Gerardo Petrone, illustrando la filosofia del global service applicata alla sanità. “Il vero valore aggiunto di questo modello sta nel fatto che a capo di tutte le attività di supporto che ruotano attorno al funzionamento di un ospedale ci sarà un unico cervello capace non solo di gestirle nell’immediato, ma di programmarle a lungo termine. Negli ospedali tradizionali assistiamo a una frammentazione estrema: la pulizia delle scale è affidata a una ditta, il lavaggio e la sanificazione delle lenzuola a un’altra, il servizio mensa a un terzo soggetto, la fornitura dei pasti caldi a un altro ancora. Questa polverizzazione dei contratti sgretola il coordinamento e crea inevitabilmente emorragie di denaro pubblico e sprechi occulti”.

Nelle intenzioni della governance privata, la centralizzazione dei servizi sotto un’unica cabina di regia eviterà i disallineamenti logistici che spesso ricadono sulla qualità delle cure. “In passato – evidenzia Petrone – a causa della mancanza di dialogo tra i diversi binari dei servizi privati, poteva capitare che un paziente avesse le lenzuola pulite ma non ricevesse il pasto in tempo, o viceversa. Con un unico coordinamento, l’efficienza dei servizi logistici migliorerà la qualità della vita all’interno della struttura, a beneficio sia del personale medico e infermieristico, che potrà concentrarsi esclusivamente sulla cura dei malati, sia dei pazienti stessi”. Sul fronte strettamente sanitario e sulla futura classificazione dei reparti, l’impresa ha comunque predisposto la struttura, incluse le aree sotterranee destinate alla medicina nucleare, per accogliere le tecnologie più avanzate del settore. “Noi abbiamo fatto tutto il possibile sul piano ingegneristico per soddisfare le richieste della medicina del futuro; spetterà ora alla Regione e ai committenti decidere come valorizzare al meglio questa immensa struttura tanto attesa dal territorio”, conclude il manager.


























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