Otto anni di fusione tra Corigliano e Rossano: il Comitato per il ritorno all’autonomia traccia un bilancio amaro

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Gallina: «Una tragedia civile. Nessun beneficio reale, solo degrado e distanza tra cittadini e politica»

CORIGLIANO-ROSSANO – Otto anni fa, nell’ottobre del 2017, nasceva ufficialmente la nuova città di Corigliano-Rossano, frutto della fusione amministrativa tra i due storici Comuni della Sibaritide. Un progetto che, nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto unire risorse, servizi e prospettive, per costruire una città più forte, moderna e competitiva. Oggi, però, a distanza di otto anni, il bilancio tracciato da una parte della popolazione è tutt’altro che positivo.

Il Comitato per il ritorno all’autonomia, guidato da Mario Gallina, continua a mantenere viva la sua battaglia per la separazione delle due ex municipalità, sostenendo che la fusione non abbia prodotto i risultati promessi, né in termini di servizi né di crescita sociale ed economica.

Gallina parla senza mezzi termini di “tragedia civile” e invita i cittadini a una riflessione schietta e senza pregiudizi:

«Sono passati otto anni dall’estinzione del Comune di Corigliano Calabro. È tempo di tirare qualche somma. A chi vive qui, e non a chi commenta da lontano, chiedo di fare uno sforzo di obiettività: ne è valsa veramente la pena? Oggi, a otto anni da questa tragedia civile, quali benefici si colgono nella nostra vita quotidiana? Zero, zero assoluto, nulla di nulla!».

Parole dure, quelle del presidente del comitato, che descrive una città in regressione, lontana dallo spirito di rinascita che aveva animato i sostenitori della fusione:

«Siamo piombati in una condizione di tale degrado e abbandono che si commenta da sé. Basta guardarsi intorno per rendersene conto. Lo notano anche i visitatori, che ci dicono: “Il paese è bello, però troppo abbandonato”».

Gallina punta il dito contro quello che definisce «il grande abbaglio della fusione», un esperimento che – a suo dire – non ha migliorato la qualità della vita, ma ha invece allontanato cittadini e istituzioni, generando disillusione e rassegnazione:

«La fusione ha prodotto un effetto collaterale gravissimo: l’allontanamento tra cittadini e politica. Provate a pensare quanti assessori o consiglieri comunali conoscete davvero. Questa città funziona come trampolino di lancio per carriere politiche, ma non per il benessere dei cittadini».

L’unico vero progresso, ironizza Gallina, sarebbe quello di chi ha tratto vantaggi politici da una città più grande solo “sulla carta”:

«Si è progredito nell’aspettativa di successo che hanno raggiunto i politici locali post fusione. Oggi puoi aspirare a cariche più alte semplicemente perché rappresenti un grosso, grasso paese, non perché hai migliorato la città».

Il Comitato per il ritorno all’autonomia non sembra intenzionato ad arrendersi. Dopo aver raccolto oltre 7.500 firme e portato la questione fino al Consiglio di Stato, Gallina assicura che la battaglia proseguirà:

«Non ci arrendiamo. L’autonomia resta un obiettivo raggiungibile e reale. Restituiremo dignità e speranza a una città che più passa il tempo e più affonda nella peggior malattia sociale che possa colpire un popolo: la rassegnazione. Coraggio e lotta!».

Otto anni dopo, la fusione continua dunque a dividere. Tra chi la considera una scommessa da portare avanti con coraggio e chi, come Gallina, la giudica un esperimento fallito, la grande città della Sibaritide resta sospesa tra l’ambizione del futuro e il peso di un’identità ancora da ricucire.

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Una risposta a “Otto anni di fusione tra Corigliano e Rossano: il Comitato per il ritorno all’autonomia traccia un bilancio amaro”

  1. Avatar agostino ammirato
    agostino ammirato

    “”Amaro””?- Tossico direi.

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