COSENZA- La crisi profonda che attraversa il Partito Democratico in Calabria si arricchisce di un capitolo rovente, destinato a ridefinire gli equilibri della federazione di Cosenza, la più grande della regione. A scuotere le fondamenta del partito è il duro documento programmatico diffuso dalla mozione “Riparte da Noi” — l’area politica nata attorno alla leadership di Pino Le Fosse — che fotografa una situazione considerata ormai al limite dell’irreversibilità. La dura analisi della fazione democratica muove dai risultati delle ultime tornate elettorali sul territorio regionale, definite senza giri di parole come «un’ulteriore prova della residualità del PD calabrese». Secondo i firmatari, le pesanti disfatte subite in centri nevralgici e città capoluogo come Reggio Calabria, Crotone, Palmi, San Giovanni in Fiore e Castrovillari sono l’esito inevitabile di «un percorso che negli ultimi anni, sconfitta dopo sconfitta, ha condotto il PD verso una condizione di minoritarismo che nella sua storia non ha mai conosciuto». Una deriva che si consumerebbe mentre il livello regionale appare immobile, accusato di essere «tenuto da tempo ostaggio di inerzie e pratiche di gestione rivolte solo a tutelare qualche strapuntino istituzionale a livello regionale e nazionale».
Il fulcro della contestazione investe direttamente la gestione della federazione provinciale cosentina, descritta come paralizzata da una «crisi strutturale politico-organizzativa che si va progressivamente aggravando, con il rischio della irreversibilità». In questo contesto di smobilitazione latente, le recenti dimissioni del Segretario provinciale vengono bollate come tardive e considerate semplicemente «la punta dell’iceberg di questa condizione», sotto la quale si nascondono «sconfitte elettorali, iscritti al lumicino, circoli abbandonati, scarso radicamento e una crescente irrilevanza politica ed elettorale». Gli esponenti di “Riparte da Noi” rivendicano di aver lanciato l’allarme da mesi e di aver offerto disponibilità per una rigenerazione, trovando però la ferma opposizione di «un gruppetto oligarchico che fa capo all’ex capogruppo regionale Domenico Bevacqua e alla presidente regionale del partito, nonché vicesindaco di Cosenza, Maria Locanto». Un asse che, secondo la mozione, starebbe tenendo in ostaggio la federazione provinciale legandola a «logiche che nulla hanno a che fare con i principi basilari dell’etica e della responsabilità politica».
A infiammare ulteriormente il dibattito è la transizione verso la nuova segreteria, dove si profila la candidatura di Francesco De Luca. Un’opzione respinta con forza dalla mozione di Le Fosse, che contesta le presunte forzature e violazioni statutarie della manovra, ricordando come il nome proposto sia proprio colui che «ha gestito e guidato il colpevole disastro organizzativo del PD cosentino nella conduzione della campagna elettorale regionale». Parlare di cambiamento, in queste condizioni, viene considerato un insulto all’intelligenza degli iscritti: «Altro che rinnovamento! Sarebbe un errore pensare che basti cambiare un nome per archiviare una crisi così profonda». Secondo il documento, il vero dilemma della classe dirigente non è «decidere chi debba gestire il declino, ma se riusciamo a catalizzare ancora la volontà e la forza di fermarlo». Di qui il rifiuto categorico di logiche legate a conte numeriche o corse alle firme per blindare maggioranze fragili, poiché il partito necessita di «una soluzione autorevole e largamente condivisa» per scongiurare un rischio definitivo: «Il rischio non è soltanto perdere ancora. È l’evaporazione del Partito Democratico».
Il manifesto si chiude con un perentorio richiamo all’ordine indirizzato all’Assemblea provinciale in vista delle scadenze elettorali amministrative del 2027 e delle future elezioni politiche. L’appello è a individuare una figura autorevole e super partes, capace di avviare una ricostruzione strutturale che vada oltre la «semplice tregua tra gruppi dirigenti». Per “Riparte da Noi”, il rinnovamento non può ridursi a «una copertura dietro cui vecchie logiche e antiche ambizioni cercano semplicemente nuovi interpreti». Il monito finale suona come l’ultima chiamata utile anche per i vertici regionali e nazionali: ignorare la gravità della situazione e riproporre i vecchi metodi di gestione significherà soltanto «scegliere di accompagnare definitivamente il PD cosentino verso una condizione di irrilevanza dalla quale potrebbe essere molto difficile tornare indietro».
























