​PD Cosenza, l’affondo di Le Fosse: «Serve la politica, non i commissari

Pino Le Fosse pd cosenza

COSENZA — Il commissariamento della Federazione provinciale del Partito Democratico di Cosenza non è un fulmine a ciel sereno, ma la naturale conclusione di una crisi protratta per sedici mesi e mai affrontata con coraggio politico. Con una nota dura e circostanziata, Pino Le Fosse rompe un lungo silenzio per denunciare quello che definisce l’ennesimo tentativo di nascondere le polveri sotto il tappeto attraverso soluzioni burocratiche anziché politiche.

I precedenti che pesano e gli errori del passato

L’intervento di Le Fosse parte da un richiamo storico che brucia ancora nella memoria della comunità democratica cosentina: la stagione commissariale affidata a Francesco Boccia, affiancato da Maria Locanto e Aldo Zagarese. Un’esperienza che, alla prova dei fatti, non ha risolto i nodi strutturali del partito. Zagarese è poi approdato nelle file di Forza Italia, mentre le valutazioni sull’operato di Locanto — attuale vicesindaco di Cosenza — continuano a sollevare perplessità anche all’interno dello stesso centrosinistra.

Secondo la ricostruzione offerta nella nota, la vertenza cosentina nasce subito dopo l’ultimo congresso. Di fronte a una Federazione spaccata a metà, la dirigenza avrebbe dovuto imboccare la strada della gestione unitaria e del coinvolgimento inclusivo. Un’opportunità ripresentatasi anche dopo le dimissioni di Matteo Lettieri, ma sistematicamente ignorata.

Il ruolo di Irto e la trattativa mai davvero aperta

Il punto centrale della denuncia riguarda la gestione del dissenso interno. Nonostante i proclami pubblici dei vertici sui tentativi di mediazione — tirando in ballo i nomi di Igor Taruffi, Nicola Irto e dei dirigenti regionali — la componente mozione “Riparte da Noi”, che rappresenta quasi il 50% degli iscritti della provincia, sostiene di non essere mai stata coinvolta in un confronto formale e organico.

“Cercare di costruire una soluzione escludendo metà del partito è stato un errore metodologico grave”, evidenzia la nota.

La critica non risparmia le dinamiche correntizie interne, dove qualcuno potrebbe aver persino calcolato il commissariamento come una scorciatoia per posizionamenti personali in vista delle candidature. Tuttavia, la responsabilità politica principale viene ricondotta alla segreteria regionale guidata da Nicola Irto. A Irto viene contestata una visione “capoluogo-centrica” e l’incapacità di governare quotidianamente il territorio calabrese, lasciando che le crisi esplodessero da Cosenza a Corigliano-Rossano, fino a Castrovillari e San Giovanni in Fiore.

Le spaccature a Palazzo dei Bruzi e lo sguardo al 2027

Il riflesso di questa paralisi politica è evidente nel Consiglio comunale di Cosenza, oggi spaccato in due gruppi distinti riconducibili al PD. Una frattura innescata, secondo la nota, dalla controproducente rimozione di Francesco Alimena dal ruolo di capogruppo.

In vista delle tornate elettorali del 2027 (amministrative e politiche), il rischio paventato è quello di presentarsi con un partito “rinsecchito”, trasformato in un club esclusivo volto a neutralizzare il contraddittorio per blindare i listini dei candidati.

Il nodo politico oltre la gestione burocratica

La nota si chiude con un avvertimento chiaro ai vertici romani e regionali: l’arrivo imminente del commissario non potrà mai sostituire la mancanza di iniziativa politica sui territori. Senza un reale ascolto della militanza e una ricomposizione delle forze reali del partito, l’ennesimo assetto d’apparato rischia soltanto di allontanare ulteriormente l’elettorato.

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