Pellegrinaggio a San Sosti e speranza di fede: il caso del bimbo che cammina dopo le preghiere al Pettoruto

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SAN SOSTI-C’è un delicatissimo confine tra il rigore della scienza medica e la forza della devozione popolare nella storia che in queste ore unisce la provincia di Messina a quella di Cosenza. Al centro della vicenda un bambino di appena tre anni, residente a San Filippo del Mela e affetto da severe problematiche motorie alle gambe, che avrebbe iniziato a camminare a seguito di un pellegrinaggio compiuto da un amico di famiglia presso il Santuario Basilica della Madonna del Pettoruto, a San Sosti.

La cronaca dell’evento si poggia sulla testimonianza di Gianfranco Lanza, cittadino di Rometta e ministro straordinario dell’Eucarestia, recatosi in Calabria insieme al gruppo di preghiera “A Gesù per Maria”. Prima della partenza, i genitori del piccolo – che fino ad allora riusciva soltanto a gattonare, senza alcuna capacità di mantenere la stazione eretta – avevano affidato a Lanza un indumento del figlio, un paio di pantaloncini, con la richiesta di una supplica speciale.

Domenica 17 maggio, l’indumento è stato deposto ai piedi dell’altare della storica Basilica cosentina. La svolta, stando al racconto del testimone, si sarebbe verificata il mattino successivo: rientrato a casa, il bambino avrebbe iniziato improvvisamente a muovere i suoi primi, storici passi, accompagnati da un progressivo e sensibile miglioramento del quadro clinico generale.

Un episodio che la famiglia ha accolto con profonda commozione, chiedendo tuttavia l’assoluto rispetto della propria riservatezza. La cautela, d’altronde, è la parola d’ordine che guida ogni fase di queste segnalazioni. Lo stesso Lanza ha confermato che si sta già procedendo alla raccolta meticolosa di tutte le cartelle cliniche e dei referti sanitari, antecedenti e successivi all’evento. Questo iter di accertamento scientifico rappresenta il tassello preliminare e indispensabile per consentire alle autorità ecclesiastiche l’eventuale apertura di un percorso canonico ufficiale volto a valutare la natura straordinaria della guarigione.

Sul caso è intervenuto prontamente anche il vescovo della Diocesi di San Marco Argentano-Scalea, monsignor Stefano Rega, il quale ha ribadito la necessità di mantenere un atteggiamento di estrema prudenza, lontano da facili sensazionalismi.

Mentre la scienza farà il suo corso esaminando i documenti medici, la comunità dei fedeli si stringe attorno a quello che viene vissuto come un forte segnale di speranza, legato a doppio filo alla secolare storia del Santuario del Pettoruto, le cui origini medievali risalgono al XIII secolo e che dal 2002 vanta il titolo di basilica e santuario regionale, da sempre meta di un silenzioso ma incessante turismo dello spirito.

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