CORIGLIANO ROSSANO- Gestire il randagismo non come un’emergenza perpetua da tamponare con interventi estemporanei, ma come un fenomeno strutturale da governare attraverso una visione strategica e integrata. È questo il cambio di paradigma radicale che l’assessorato guidato da Francesco Madeo sta cercando di imprimere a un anno dal proprio insediamento. Si tratta di una sfida complessa che incrocia direttamente le sue ampie deleghe alla Difesa e valorizzazione dell’ambiente e alla Tutela degli animali, ma che tocca inevitabilmente anche l’Economia circolare, il Commercio e l’Agricoltura
. L’assessore è netto nell’affermare che la presenza di animali vaganti sul territorio non si risolve inseguendo l’emergenza del momento, ma creando le giuste condizioni sanitarie, sanzionatorie e culturali. “Noi dobbiamo recuperare trent’anni di arretratezza mentale e culturale iniziando e accelerando la stabilizzazione e la remissione sul territorio”, dichiara apertamente l’assessore, tracciando una linea di demarcazione rispetto alle vecchie logiche basate esclusivamente sulla reclusione dei cani all’interno dei canili. Per Madeo, quella vecchia impostazione ha solo alimentato il problema, trasformando le strutture in costosi imbuti gestionali. Oggi la tutela degli animali si lega saldamente al decoro urbano e alle politiche di sostenibilità dell’assessorato all’Ambiente. Ottimizzare la gestione dei canili significa anche attuare una corretta razionalizzazione della spesa pubblica. Un esempio concreto è la gestione delle carcasse all’interno delle strutture municipali, stoccate temporaneamente in appositi frigoriferi sanitari per essere smaltite in un’unica soluzione, riducendo drasticamente i costi di trasporto a carico del bilancio comunale. “È una prassi normale che serve a mantenerci bassi sui costi di smaltimento e trasporto”, precisa l’esponente della giunta, respingendo le polemiche sollevate nei mesi scorsi. Il vero nodo della questione, tuttavia, assume i contorni di uno scontro istituzionale con la Regione Calabria, definita da Madeo estremamente assente e vacante su questo fronte. Sebbene la legge regionale n. 5 del 2003 attribuisca espressamente la programmazione, la cattura, la sterilizzazione e la re-immissione alle aziende sanitarie provinciali, riducendo il ruolo del Comune alla mera firma delle ordinanze dopo il nulla osta medico, l’amministrazione cittadina ha scelto di farsi carico dell’intero servizio per evitare il collasso del territorio.
Nonostante le fisiologiche lentezze e la totale mancanza di competenze dirette, i risultati di questo sforzo si stanno concretizzando. Da agosto dello scorso anno le re-immissioni controllate hanno superato quota quaranta, permettendo di decongestionare un canile sanitario trovato inizialmente paralizzato. Parallelamente, l’anagrafe canina ha registrato una crescita del dieci per cento delle microcippature, un dato destinato a consolidarsi grazie all’attivazione di una sala dedicata e all’intensificazione dei controlli da parte della Polizia Locale. Il principale ostacolo al pieno regime della macchina organizzativa rimane però il grave sottodimensionamento del personale medico dell’ASP.
L’assessore all’Ambiente lancia un appello formale affinché la Regione investa risorse adeguate e razionali nella Sibaritide, sottolineando l’assurdità di dover gestire un comprensorio così vasto e strategico con appena quattro veterinari, un furgone e due operai che possono dedicare solo poche ore a settimana a ciascun comune. “Noi andiamo lentamente, stiamo facendo tanto sia come comune sia come ASP, ma potremmo andare molto più spediti se avessimo più veterinari e più unità di cattura”, conclude l’assessore, pretendendo che ogni istituzione coinvolta esca dal proprio stato di immobilismo e inizi finalmente a fare la propria parte.



























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