Randagismo, Corigliano-Rossano investe sulle colonie feline: cure gratuite e interventi sul territorio

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CORIGLIANO ROSSANO-  Quando si parla di randagismo e di gestione degli animali sul territorio, l’attenzione dell’opinione pubblica e delle croniche discussioni social si concentra quasi esclusivamente sulla popolazione canina. Eppure, il fenomeno investe in modo altrettanto significativo anche i felini, una categoria storicamente penalizzata e rimasta a lungo nell’ombra delle agende politiche locali. L’amministrazione comunale di Corigliano-Rossano, attraverso l’assessorato guidato da Francesco Madeo, ha deciso di invertire la rotta inserendo la tutela dei gatti e il riconoscimento delle colonie feline all’interno di una programmazione ambientale e sanitaria molto più ampia, che viaggia in parallelo con l’importante opera di decongestionamento delle strutture canine municipali.

Attualmente sul territorio cittadino si contano già quattro colonie feline ufficialmente riconosciute e funzionanti. A queste, nelle prossime settimane, se ne aggiungeranno altre tre, individuate a seguito di un meticoloso sopralluogo effettuato con i dirigenti dell’azienda sanitaria provinciale nel centro storico di Corigliano e nella zona di Schiavonea. La strategia delineata dall’assessorato ricalca il modello operativo applicato con successo per i cani di quartiere: i gatti appartenenti a questi nuclei censiti verranno temporaneamente prelevati, sottoposti a sterilizzazione e profilassi sanitaria presso i laboratori comunali e regionali, e infine reinseriti nel loro habitat originario. L’assessore Madeo ha tenuto a precisare che l’intero iter medico e assistenziale non graverà sulle tasche dei privati cittadini o dei volontari che accudiscono gli animali, poiché le cure sanitarie sono interamente in capo al Comune e alla Regione. L’obiettivo è creare una rete virtuosa in cui residenti, associazioni e istituzioni cooperino per garantire il benessere degli animali e, al contempo, il decoro e l’igiene delle aree urbane.

Questo cambio di passo sul fronte felino è reso possibile anche grazie alla parziale ossigenazione che sta interessando la macchina gestionale dei canili cittadini, storicamente ingolfati e ridotti a veri e propri imbuti senza uscita dalle precedenti gestioni. Dal mese di agosto dello scorso anno le operazioni di re-immissione controllata dei cani hanno superato quota quaranta, un numero che l’assessorato definisce soddisfacente ma ancora rallentato dalle note carenze di personale veterinario regionale. Nonostante i freni burocratici, i dati interni parlano di una svolta evidente: se alla partenza del mandato le gabbie del canile sanitario erano totalmente sature, oggi la struttura conta ben diciannove spazi liberi, dodici dei quali blindati e riservati esclusivamente alle sterilizzazioni pre-immissione. La presenza complessiva all’interno del sanitario è scesa a trentatré esemplari, un traguardo che l’amministrazione considera straordinario se confrontato con la paralisi ereditata dal passato.

I progressi registrati nel canile rifugio, che attualmente ospita circa duecentotrenta cani tra strutture pubbliche e private, sono il frutto di un lavoro sinergico che unisce le istituzioni all’instancabile operato delle associazioni di volontariato e all’incremento delle adozioni consapevoli. Proprio facendo leva su questo equilibrio, l’assessore all’Ambiente e alla Tutela degli animali rinnova il suo appello alla responsabilità individuale, ricordando che nessuna istituzione potrà mai risolvere definitivamente il problema del randagismo se alla base manca il rispetto delle regole civiche da parte della cittadinanza. Evitare l’abbandono selvaggio dei cuccioli e provvedere alla sterilizzazione preventiva dei propri animali domestici rimangono i due pilastri fondamentali per impedire la proliferazione incontrollata sul territorio, sia che si tratti di cani, sia che si tratti di gatti.

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