CORIGLIANO ROSSANO– In vista dell’appuntamento referendario del 22 e 23 marzo 2026, la Camera Penale di Rossano scende in campo per illustrare le ragioni tecniche a sostegno della riforma. Secondo gli avvocati penalisti, il voto favorevole non è una scelta di parte, ma un atto di fiducia verso i cittadini necessario per superare le criticità del sistema attuale.
Addio al “Sistema Palamara” e al correntismo
Uno dei punti cardine della riflessione riguarda il superamento delle logiche spartitorie emerse con il “caso Palamara” nel 2019. La Camera Penale osserva che, in assenza di un’autoriforma della magistratura negli ultimi anni, l’intervento dei cittadini tramite il Referendum è diventato l’unico strumento per garantire la meritocrazia rispetto alle correnti.
La separazione delle carriere: un giudice “arbitro terzo”
Il cuore della riforma risiede nella separazione delle carriere tra chi accusa (Pubblico Ministero) e chi giudica.
- L’obiettivo è istituire due distinti Consigli Superiori della Magistratura (C.S.M.), garantendo l’effettiva imparzialità dell’arbitro nel processo.
- Si vuole evitare che i Pubblici Ministeri possano condizionare i percorsi di carriera dei Giudici.
- La metafora utilizzata dagli avvocati è chiara: l’arbitro non può appartenere allo stesso “club di ultras” di una delle parti in campo.
Responsabilità, merito e indipendenza
La riforma prevede inoltre la creazione di un’Alta Corte Disciplinare, presieduta dal Presidente della Repubblica, per assicurare che chi commette gravi errori giudiziari ne risponda, premiando al contempo i magistrati più scrupolosi.
Contro chi paventa un rischio di controllo politico, la Camera Penale chiarisce: l’autonomia resta intatta. All’interno dei nuovi organi, i magistrati rimarranno in numero di maggioranza rispetto ai componenti di nomina governativa, proprio come avviene oggi.
L’appello al voto: «Una scelta di civiltà»
L’avvocatura rossanese conclude ricordando che la Giustizia incide direttamente sulla vita e sull’economia delle persone.
- Votare SÌ significa puntare a processi più rapidi e a una riduzione degli errori giudiziari.
- Lasciare tutto invariato, al contrario, significa accettare l’attuale andamento del sistema.
L’invito rivolto alla cittadinanza è dunque quello di recarsi alle urne il 22 e 23 marzo per provare a cambiare il volto della giustizia italiana





















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