Rimozione della dirigente del carcere di Rossano: il sindacato Al.Si.P.Pe denuncia mancanza di trasparenza

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Il provvedimento del DAP scuote la Polizia Penitenziaria. Cresce la preoccupazione per la gestione del comando e per la tutela dei diritti del personale

È destinata a far discutere la decisione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di rimuovere, con effetto immediato e senza alcun preavviso, la dirigente comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria della Casa di Reclusione di Rossano. Una misura improvvisa che, secondo l’organizzazione sindacale Al.Si.P.Pe, solleva forti dubbi sulla trasparenza delle procedure adottate e sulle motivazioni alla base della scelta.

Il provvedimento, notificato lo scorso 22 ottobre, avrebbe azzerato in un istante l’assetto del comando penitenziario, lasciando nello sconcerto il personale e i rappresentanti sindacali. A preoccupare non è solo la rimozione in sé, ma il metodo con cui è stata disposta: senza comunicazioni preventive, senza contraddittorio e senza una chiara esposizione delle ragioni.

La decisione del DAP, formalmente giustificata da un’incompatibilità ambientale non meglio definita, viene percepita come un segnale di fragilità istituzionale. In assenza di motivazioni puntuali e verificabili, si crea un precedente che rischia di minare i principi di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione pubblica.

Il sindacato Al.Si.P.Pe, attraverso il suo segretario regionale, ha espresso forte preoccupazione per una gestione che appare distante dalle garanzie previste dalla normativa in materia di procedimenti amministrativi e dalle tutele riconosciute al personale del Corpo di Polizia Penitenziaria. Una linea d’azione che, se confermata, potrebbe aprire la strada a ricorsi e azioni sindacali a difesa dei diritti della dirigente rimossa e, più in generale, del personale coinvolto.

Sul piano operativo, la rimozione repentina rischia di lasciare un vuoto di comando in un momento già critico per il sistema penitenziario, gravato da carenze d’organico, sovraffollamento e crescenti livelli di tensione interna. Senza una guida stabile e motivata, avvertono dal fronte sindacale, può diventare più difficile garantire ordine, sicurezza e continuità gestionale all’interno dell’istituto.

Il caso di Rossano si inserisce in un contesto nazionale segnato da un crescente malessere nelle carceri italiane, dove la pressione del lavoro e la mancanza di risorse mettono a dura prova uomini e donne della Polizia Penitenziaria. La richiesta del sindacato è chiara: trasparenza, rispetto delle regole e ripristino delle corrette relazioni sindacali.

Al.Si.P.Pe ha annunciato la possibilità di adire le vie legali per tutelare la dirigente rimossa, chiedendo al DAP chiarimenti immediati e un riesame della decisione. L’obiettivo è evitare che provvedimenti simili si trasformino in strumenti di pressione e che a farne le spese siano la stabilità del sistema e la dignità professionale del personale in servizio.

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