Ritorno a casa, ritorno al salasso: il caro-trasporti punitivo per i calabresi fuorisede

CALABRIA- Il calendario segna l’avvicinarsi del referendum del 22 e 23 marzo e della Pasqua, ma per migliaia di calabresi che vivono, studiano o lavorano al Nord, queste date non evocano solo il desiderio di riabbracciare i propri cari, ma anche l’incubo di un conto economico che non torna. Rientrare in Calabria sta diventando un lusso proibitivo, una sorta di “tassa sulle radici” che colpisce chi è stato già costretto a emigrare.

Aerei e treni: il muro dei 300 euro

Il copione si ripete con una puntualità irritante. Per le festività pasquali del 2026, i prezzi dei voli hanno già sfondato la soglia critica. Volare da Milano a Crotone può costare fino a 343 euro, mentre per la rotta Roma-Reggio Calabria si toccano punte di 324 euro. Non va meglio a chi sceglie il treno: un biglietto di sola andata su un convoglio ad alta velocità da Torino o Milano verso lo Stretto può costare tra i 175 e i 185 euro.

Complessivamente, un viaggio di andata e ritorno dignitoso supera agevolmente i 300-400 euro. Cifre che, per uno studente o un lavoratore precario, rappresentano una fetta insostenibile dello stipendio o del budget mensile.

Il paradosso del pullman: l’odissea asimmetrica

Per chi non può permettersi le tariffe stellari di aerei e treni, resta l’alternativa del pullman. Ma definirla “alternativa” è un eufemismo: si parla di viaggi che superano spesso le 20-22 ore di percorrenza. Oltre al disagio fisico, emerge un dato economico beffardo e iniquo.

Mentre le tratte che dalla Calabria vanno verso il Nord, come la Cosenza-Milano, possono partire da cifre contenute (intorno ai 21 euro), il percorso inverso per rientrare in occasione delle feste vede i prezzi lievitare drasticamente. Le tratte verso la Calabria risultano spesso costare il doppio o il triplo rispetto a quelle in uscita, arrivando a medie di 90-100 euro per un solo viaggio. Una politica tariffaria che sembra premiare le compagnie di trasporto proprio quando il bisogno di rientrare dei calabresi è più forte.

Referendum e sconti: un palliativo per la democrazia

In vista della consultazione referendaria del 22 marzo, sono state attivate le consuete agevolazioni elettorali, con sconti sui treni nazionali che arrivano fino al 60-70%. Tuttavia, queste misure appaiono come un debole palliativo. Se da un lato facilitano l’esercizio del voto, dall’altro non risolvono il problema strutturale del “caro-rientro” che si ripresenterà intatto pochi giorni dopo per le vacanze pasquali (5 aprile 2026), quando gli sconti elettorali saranno scaduti e le tariffe torneranno a essere proibitive.

Un danno che si perpetua

Lo scenario non è nuovo, ma la sua perpetuazione è il segno di una politica dei trasporti che continua a ignorare la continuità territoriale per il Sud. Non basta il “danno” di dover lasciare la propria terra per cercare fortuna altrove; a questo si aggiunge la “beffa” di dover pagare cifre da viaggio intercontinentale per tornare a casa. È un sistema che favorisce il profitto delle compagnie a scapito del diritto alla mobilità e degli affetti familiari, condannando i calabresi a essere cittadini di serie B anche quando si tratta di tornare a casa per le feste.

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