CORIGLIANO-ROSSANO – Nuovi, determinanti tasselli si aggiungono alla ricostruzione del drammatico incendio che nella serata di martedì 23 giugno ha incenerito un’area di 900 metri quadrati della baraccopoli di contrada Boscarello, a Schiavonea. La nota ufficiale emessa oggi dalla Questura di Cosenza non solo mette un punto fermo sulle indagini, ma rivela dettagli finora inediti sullo stato dei quattro braccianti tratti in salvo dall’inferno di fuoco, mentre si accende parallelamente un durissimo scontro politico-sindacale sulla gestione del degrado rurale nella Sibaritide.
Il verbale della Polizia: indagini all’alba dopo i fumi dell’alcol
Secondo il comunicato della Polizia di Stato, la prima pattuglia del Commissariato di Corigliano-Rossano si è trovata davanti a uno scenario critico, con le fiamme che avevano già avvolto i giacigli di fortuna. Il bilancio definitivo conferma quattro cittadini comunitari salvati – nel dettaglio, due rumeni e due polacchi – ma è sulle ore successive al rogo che la Polizia fa chiarezza.
Mentre il ferito più grave si trova in prognosi riservata al Centro Grandi Ustionati di Brindisi per le profonde bruciature riportate, gli altri tre braccianti sono usciti fisicamente illesi dall’incendio. Tuttavia, i medici del 118 li hanno trovati in un forte «stato alterato dall’assunzione di alcolici». Una condizione tale che ha costretto gli uomini della Squadra Mobile e del Commissariato a rimandare gli interrogatori: la Polizia Giudiziaria è riuscita ad acquisire le loro dichiarazioni e testimonianze solo alle prime luci dell’alba, una volta sfumata l’alterazione da alcol.
Sul fronte delle cause, il sopralluogo effettuato dal Pubblico Ministero della Procura di Castrovillari insieme ai Vigili del Fuoco ha consolidato la pista della fatalità: l’ipotesi più accreditata è che il rogo si sia sviluppato accidentalmente dall’interno del campo, innescando poi le esplosioni delle bombole di gas.
La Regione tira dritto: «Tolleranza zero e 15 milioni contro i ghetti»
I risvolti di Boscarello hanno spinto l’assessore regionale al Welfare e all’Inclusione Sociale, Pasqualina Straface, a intervenire con fermezza, ringraziando le forze dell’ordine per aver evitato una strage e invocando la linea della «tolleranza zero contro lo sfruttamento».
Abbandonando la logica degli interventi tampone, Straface ha rivendicato la strategia complessiva voluta dal presidente Roberto Occhiuto: «Abbiamo messo in campo una programmazione strategica da oltre 15 milioni di euro destinata all’accoglienza qualificata. Strumenti come il progetto Su.Pr.Eme. 2 e la rete anti-tratta Incipit ci permettono di edificare un’alternativa solida al degrado rurale».
A riprova dell’efficacia di questa rete, l’assessore ha ricordato l’operazione dello scorso 13 giugno a Villapiana, dove 15 braccianti nepalesi (vittime di estorsioni legate ai fatti di Amendolara) sono stati evacuati, protetti e inseriti in percorsi di tutela legale e intermediazione abitativa a lungo termine.
L’attacco della CGIL: «Ghetti diffusi nati dall’indifferenza della politica»
Di tutt’altro avviso la CGIL Pollino Sibaritide Tirreno, guidata da Andrea Ferrone, che lancia un duro atto d’accusa contro le istituzioni. Pur lodando il coraggio dei soccorritori, il sindacato traccia un parallelo agghiacciante con la recente tragedia di Amendolara, parlando di «campi invisibili dove il caporalato calpesta i diritti umani».
La CGIL respinge fermamente le dichiarazioni del post-emergenza: «Ai commenti di circostanza della politica serve la concretezza di atti e investimenti. La baraccopoli di Boscarello sta lì da tempo immemore, almeno dall’amministrazione Geraci, e in tutti questi lunghi anni nulla o troppo poco è cambiato in termini di sottovalutazione e indifferenza».
In vista dell’iniziativa sul lavoro dignitoso prevista per il prossimo 4 luglio ad Amendolara insieme a Monsignor Savino (CEI), il sindacato annuncia battaglia e chiede formalmente l’istituzione di una task force interforze per il controllo serrato delle aziende irregolari, un piano straordinario per i trasporti dei braccianti e l’abbattimento immediato di quelli che definisce «ghetti diffusi».
























