ROMA- In occasione del 20° Forum Risk Management, la Fondazione GIMBE ha presentato una nuova analisi sull’avanzare della privatizzazione della sanità italiana. Un fenomeno ormai evidente nei numeri, prima ancora che nel dibattito politico.
I dati principali:
- La spesa privata delle famiglie supera i 41 miliardi di euro e resta oltre i limiti raccomandati dall’OMS.
- Crescono rinunce alle cure: da 4,1 a 5,8 mln di persone in due anni.
- Esplode il privato non convenzionato (+137% dal 2016): chi può paga di tasca propria per aggirare le liste d’attesa.
- Il privato convenzionato è ormai dominante in riabilitazione e RSA, ma soffre per tariffe delle prestazioni ferme e tetti di spesa insufficienti.
- Aumentano fondi sanitari, assicurazioni e altri investitori privati, con un ruolo sempre più rilevante nella spesa sanitaria privata.
La privatizzazione non è un progetto dichiarato, ma un processo spontaneo e quotidiano, proporzionale all’indebolimento del SSN. Il risultato? Un sistema “misto” mai programmato che trasforma i diritti in privilegi.
In Italia la spesa sanitaria pagata direttamente dalle famiglie continua a crescere e nel 2024 ha raggiunto 41,3 miliardi di euro, pari al 22,3% della spesa totale, ben oltre il limite del 15% indicato dall’Oms. Il dato, in aumento rispetto ai 32,4 miliardi del 2012, segnala un progressivo spostamento dei costi dal pubblico al privato.
Secondo la Fondazione Gimbe, siamo già di fronte a un “servizio sanitario misto”, senza che nessun Governo lo abbia dichiarato. Ma a preoccupare maggiormente è l’aumento delle rinunce alle cure, salite a 5,8 milioni nel 2024: un indicatore chiaro del crescente impoverimento delle famiglie. Povertà crescente e costi sempre più alti
I numeri Istat parlano di 5,7 milioni di persone in povertà assoluta e 8,7 milioni in povertà relativa, condizioni che limitano la capacità delle famiglie di sostenere ulteriori spese sanitarie. Nel 2023 la spesa privata totale — 43 miliardi — si è distribuita tra farmacie (12,1 mld), professionisti (10,6 mld), privato accreditato (7,6 mld), privato puro (7,2 mld) e intramoenia (2,2 mld).
Per il presidente Nino Cartabellotta, questi dati confermano la progressiva uscita dei cittadini dalle tutele del Ssn: chi può paga sul mercato, chi non può rinuncia.
Esplosione del privato “puro”
Tra il 2016 e il 2023 la spesa per il privato non convenzionato è cresciuta del 137%, passando da 3,05 a 7,23 miliardi. Nello stesso periodo il privato accreditato è aumentato solo del 45%, riducendo il divario tra le due categorie da 2,2 miliardi a 390 milioni.
Gimbe avverte: «È il segnale più evidente della fuga dal pubblico. Le liste d’attesa spingono chi può a rivolgersi a strutture completamente private, fuori dal perimetro del Ssn».
Fondi sanitari, assicurazioni e investitori: il mercato cresce
Nel 2024 i cosiddetti terzi paganti (fondi sanitari, assicurazioni, welfare aziendale) hanno movimentato 6,36 miliardi, con una crescita di oltre 2 miliardi nel post-pandemia.
Tuttavia, la crescente richiesta di rimborsi e le agevolazioni fiscali poco trasparenti rischiano di rendere il sistema insostenibile.
Intanto aumentano fondi di investimento, gruppi bancari e assicurazioni che vedono nella sanità un settore redditizio, acquistando quote di strutture o attivando partenariati pubblico-privato. Senza regole chiare, avverte Gimbe, si rischia un forte squilibrio tra interesse pubblico e profitto. «Integrazione pubblico-privato? Anacronistica»
Cartabellotta parla di una «privatizzazione silenziosa» proporzionale al progressivo indebolimento del Ssn.
«Se il Paese non ritiene più prioritario un Ssn pubblico e universale, la politica lo dica chiaramente. Diversamente, servono interventi urgenti per fermare un modello che aumenta le diseguaglianze, in particolare nel Mezzogiorno».
Le proposte: più fondi, Lea realistici e regole chiare
Per invertire la rotta, Gimbe indica quattro priorità:
- Rafforzare stabilmente il finanziamento pubblico
- Rendere realistico il paniere dei Lea
- Un secondo pilastro davvero integrativo e non sostitutivo
- Regole pubbliche chiare nel rapporto con il privato
Obiettivo: ripristinare la missione costituzionale del Ssn e garantire a tutti il diritto alla salute, oggi sempre più compromesso.

























