COSENZA – Il divario tra il principio costituzionale della salute come diritto universale e la cruda realtà quotidiana dei cittadini calabresi si fa sempre più profondo. A rilanciare il grido d’allarme sono Massimiliano Ianni (Segretario Generale Cgil Cosenza) e Alessandro Iuliano (Segretario Generale FP Cgil Cosenza) attraverso una nota congiunta che analizza le criticità strutturali e sociali del sistema sanitario regionale.
Il “caso Svizzera” e il valore del pubblico
L’analisi del sindacato parte da un fatto di cronaca internazionale per sottolineare i rischi della privatizzazione della salute. I segretari citano il caso di un giovane italiano coinvolto in un incendio in una discoteca a Crans-Montana, in Svizzera, che per appena 15 ore di ricovero in terapia intensiva ha ricevuto una fattura da 67 mila franchi svizzeri.
«Un costo enorme», denunciano Ianni e Iuliano, «che racconta cosa accade quando la sanità diventa un mercato e la salute assume un prezzo». Un monito che serve a ricordare quanto sia prezioso, seppur fragile, il modello italiano basato sull’universalità delle cure, oggi però messo seriamente a rischio proprio nei territori più svantaggiati come la Calabria.
Mobilità passiva: un’emorragia da 300 milioni
Entrando nel merito del contesto regionale, la CGIL dipinge un quadro a tinte fosche. La Calabria soffre di una cronica incapacità di rispondere ai bisogni dei cittadini, spingendoli verso quella che viene definita “mobilità sanitaria passiva”.
I numeri parlano chiaro: ogni anno la regione spende circa 300 milioni di euro per rimborsare le prestazioni sanitarie che i calabresi sono costretti a cercare altrove. Ma oltre al dato economico, il sindacato pone l’accento sul dramma umano: la frattura sociale tra chi ha i mezzi per viaggiare e curarsi e chi, invece, è costretto a rinunciare alla propria salute per motivi economici.
Responsabilità diffuse: vent’anni di fallimenti
La denuncia del sindacato non risparmia la classe dirigente. Secondo Ianni e Iuliano, le colpe non possono essere attribuite a un unico schieramento, ma vanno ricercate in una gestione politica che negli ultimi vent’anni ha visto fallire sia il centrodestra che il centrosinistra.
Le ragioni del collasso sarebbero da ricercare in dinamiche che nulla hanno a che fare con il bene comune:
- Logiche clientelari e di appartenenza.
- L’influenza di “baronie” che hanno frenato il merito.
- Un indebolimento sistematico delle strutture a vantaggio di interessi estranei al pubblico.
Una crisi di fiducia
La conclusione dei vertici della Cgil di Cosenza è amara: il sistema non solo non cura, ma allontana i cittadini dalle istituzioni. La sfida lanciata è chiara: invertire la rotta prima che il diritto alla salute in Calabria diventi definitivamente un ricordo del passato, schiacciato da inefficienze e logiche di potere che hanno trasformato un diritto in un lusso per pochi.


























