Sanità in saldo, spettacoli d’oro: la Regione che sceglie la vetrina

CALABRIA– E’ di queste ore la notizia che ad ospitare quest’anno il “concertone” di capodanno che sarà trasmesso in diretta Rai sarà la città di Catanzaro. E allora non possiamo non fare un po’ di conti. La firma dell’accordo tra Regione Calabria ed Emilia-Romagna sulla mobilità sanitaria ha aperto uno squarcio su un tema che da anni aleggia sulla politica calabrese: quanto vale davvero la salute dei cittadini?
La risposta, osservando numeri e scelte di bilancio, non lascia spazio a interpretazioni: meno di un concerto.

Il documento appena approvato introduce tetti durissimi alle cure fuori regione, limitando i ricoveri, la specialistica e i servizi che i calabresi possono ottenere negli ospedali emiliani: 400 mila euro per i ricoveri pubblici, 350 mila per quelli privati, 53.500 per la specialistica pubblica e 26.300 per quella privata.
Una cifra totale inferiore al costo di un singolo evento televisivo.

E mentre ai cittadini si impone di “restare in Calabria” per curarsi, la Regione continua a investire milioni di euro per apparire nelle vetrine nazionali della Rai, con eventi come L’anno che verrà che costano quanto un reparto ospedaliero.

Tetti sanitari in centinaia di migliaia di euro, eventi televisivi in milioni

È questo il paradosso che emerge confrontando i due fronti:

SANITÀ: 750 mila euro il tetto massimo per curare i calabresi in Emilia-Romagna

Sommando tutti i limiti previsti dall’accordo, la Regione Calabria destina meno di un milione alla possibilità dei calabresi di ottenere cure in una delle regioni più avanzate d’Italia.
Superati quei limiti:

  • scattano regressioni tariffarie,
  • i pazienti vengono rinviati,
  • o devono pagare privatamente.

Una compressione reale della libertà di cura.

RAI: da 2 a 3 milioni l’anno per il Capodanno televisivo

Sul fronte opposto, i dati pubblici ricostruiti da atti regionali, Film Commission e convenzioni con RaiCom sono inequivocabili:

  • 1,7 milioni di euro l’anno il costo della convenzione Calabria–RaiCom, di cui circa mezzo milione per il solo Capodanno;
  • 400 mila euro liquidati per l’evento di Crotone tramite Film Commission;
  • oltre 8 milioni di euro impegnati in due anni per servizi media e televisivi, come evidenziato dalla banca dati ANAC;
  • stime giornalistiche attendibili collocano ogni edizione calabrese del Capodanno Rai tra i 2 e i 3 milioni di euro.

È impossibile non notare l’assurdità contabile:
la Regione spende più per una notte di musica che per garantire un anno di cure fuori regione ai suoi cittadini.

Il messaggio ai calabresi? La cura è un costo. L’immagine è un investimento.

L’accordo con l’Emilia-Romagna nasce come misura di “razionalizzazione”.
La traduzione concreta per il cittadino è un’altra: limitazione del diritto alla cura.

Se le risorse finiscono, finiscono anche le possibilità di essere accolti negli ospedali emiliani, in alternativa si mette mano al portafogli.
E chi non ha disponibilità economiche resta bloccato, con un sistema sanitario regionale da anni in affanno, sospeso tra reparti chiusi, liste d’attesa interminabili e servizi insufficienti.

Invece, quando si tratta di apparire in TV, la linea è diversa:
le risorse si trovano sempre.

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