LEA in crescita (+41 punti), ma persistono mobilità sanitaria e diseguaglianze territoriali
La sanità calabrese mostra segnali di miglioramento, ma resta una delle più fragili d’Italia. È quanto emerge dall’8° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato alla Camera dei Deputati l’8 ottobre 2025. Il documento, che analizza efficienza, sostenibilità e diseguaglianze del sistema sanitario regionale, offre un quadro complesso: qualche passo avanti, ma molti nodi ancora da sciogliere.
Secondo i dati GIMBE, la Calabria è ancora tra le Regioni inadempienti nel rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), con un punteggio insufficiente in una delle tre aree previste dal Nuovo Sistema di Garanzia. Tuttavia, il miglioramento è evidente: da tre aree di inadempimento nel 2021, la Regione è scesa a una sola nel 2023, registrando un balzo in avanti di 41 punti nel punteggio complessivo, tra i migliori incrementi a livello nazionale.
Nonostante ciò, la qualità dei servizi rimane disomogenea: i territori più periferici continuano a soffrire per la carenza di medici di base, liste d’attesa lunghe e difficoltà di accesso alle cure. Crescono infatti le rinunce sanitarie, con quasi 50 mila calabresi in più che tra il 2023 e il 2024 hanno rinunciato a visite o prestazioni per motivi economici o logistici.
A pesare sulle casse regionali è ancora la mobilità sanitaria passiva, con una perdita di oltre 300 milioni di euro l’anno dovuti ai cittadini che scelgono di curarsi fuori regione, soprattutto in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Dal 2010 al 2022, la Calabria ha accumulato un disavanzo complessivo di 3,27 miliardi di euro, secondo solo a quello della Campania.
Un altro dato significativo riguarda la spesa sanitaria pubblica: il 18,9% dei fondi viene destinato a strutture private accreditate, in linea con la media del Sud ma inferiore al dato nazionale. Un segnale della crescente esternalizzazione dei servizi, che però non ha ancora prodotto un miglioramento tangibile nell’offerta assistenziale.
Resta inoltre il tema del commissariamento, che dura ormai da oltre 15 anni. Pur avendo contenuto il disavanzo, il piano di rientro non ha risolto le criticità strutturali del sistema: ospedali sottodimensionati, personale insufficiente e infrastrutture obsolete continuano a rappresentare un ostacolo al diritto alla salute sancito dalla Costituzione.
La Fondazione GIMBE invita a trasformare gli attuali segnali positivi in risultati strutturali, sfruttando le risorse del PNRR e la riorganizzazione della sanità territoriale per ridurre il divario con il resto del Paese.
La sfida, oggi, è restituire ai cittadini calabresi una sanità pubblica accessibile, efficiente e di qualità.




















