CORIGLIANO-ROSSANO – La sanità dello Ionio non trova pace e il processo di integrazione tra i due poli ospedalieri dello Spoke, il “Compagna” di Corigliano e il “Giannettasio” di Rossano, si trasforma nell’ennesimo terreno di scontro politico e territoriale. Al centro della bufera, il trasferimento del reparto di Ostetricia e Ginecologia da Corigliano a Rossano: un trasloco che, per molti, rappresenta l’ultimo atto di uno svuotamento sistematico del presidio coriglianese.
Promesse mancate e reparti in fuga
Il piano di riorganizzazione dello Spoke era chiaro sulla carta: Rossano polo “interventistico” (chirurgia e rianimazione), Corigliano polo delle “cronicità” e della medicina. Tuttavia, l’equilibrio sembra pendere pericolosamente da una parte sola. Se da Corigliano sono già partiti verso il “Giannettasio” reparti storici come Ortopedia e Otorinolaringoiatria, con la chiusura totale di Cardiologia e Chirurgia, i trasferimenti inversi previsti dai decreti sono rimasti lettera morta. Di Oncologia e Nefrologia, che avrebbero dovuto traslocare al “Compagna” per bilanciare l’offerta sanitaria, non v’è traccia.
L’affondo di Viteritti: «Richiesta sconsiderata»
Sulla questione è intervenuto duramente l’ex assessore Damiano Viteritti, reagendo alla sollecitazione della Presidente del Consiglio Comunale (e consigliera regionale), Rosellina Madeo, che aveva chiesto ad Occhiuto di accelerare il trasferimento di Ginecologia. «Una richiesta sciocca e sconsiderata – attacca Viteritti – che manca di logica e buon senso. Il Presidente Occhiuto ha dichiarato che entro giugno 2026 il nuovo ospedale unico della Sibaritide sarà pronto: che senso ha spostare un reparto oggi per pochi mesi?».
Viteritti solleva anche una questione di tenuta politica della fusione: «È una proposta palesemente sbilanciata verso gli interessi di Rossano. Chiedo ai consiglieri dell’area di Corigliano di prendere una posizione netta, fino a chiedere le dimissioni della Presidente del Consiglio. Bisogna ripristinare l’equilibrio, a partire dal rispetto della legge sulla fusione che indica Corigliano come città capofila per numero di abitanti».
Il “paradosso” del milione e mezzo
A rendere la vicenda ancora più amara è il dato economico sollevato dalla stessa Rosellina Madeo durante il dibattito in Consiglio Regionale. Per adeguare i locali a Rossano sono stati spesi 1,6 milioni di euro. «Ci sono le stanze rosa e le stanze blu, ma mancano i medici e le partorienti: in sostanza, manca il reparto», ha denunciato la Madeo, sottolineando come quelle risorse avrebbero potuto servire altrove, come a Paola per gli impianti di riciclo d’aria o per potenziare una medicina territoriale ormai al collasso.
Una medicina territoriale “fantasma”
Il grido d’allarme riguarda anche l’emergenza-urgenza. La chiusura della guardia medica di Schiavonea durante le feste e il caso di Longobucco, rimasta senza presidi nonostante l’isolamento geografico, pesano come macigni. La tragedia di Antonio Sommario, morto nella corsa disperata verso l’ospedale, resta la ferita aperta di una gestione che non garantisce il diritto alla salute.
Mentre la politica litiga sui confini e sui traslochi, i cittadini della Sibaritide restano a guardare, stretti tra ospedali depotenziati e la speranza, sempre più fragile, che il nuovo polo d’eccellenza del 2026 non sia l’ennesima promessa sulla pelle dei pazienti.






















